Qualcuno pensa che le ronde le abbia inventatela Lega Nord. In realtà, in Siciliaqualcuno pensò di organizzarle già 20 anni fa: non per dar la caccia agli immigrati, ma per proteggere il proprio lavoro. Era il 1991 quando, in piena guerradi mafia, un gruppo di commercianti di Palazzolo Acreide, 45 km daSiracusa, decise di combattere insieme gli estorsori che in quegli anni strozzavano l'economia del territorio, mantenendo il potere a forza di bombe e incendi ai danni delle loro attività.
Palazzolo era una cittadina tranquilla e quelle esplosioni notturne terrorizzavano la gente. Paolo Caligiore, imprenditore, aveva due supermercati e fu il primo a subire un attentato. Da allora iniziò una battaglia coinvolgendo tutte le vittime dei clan. Per questo impegno subì altri due attentati (uno perfino a casa), minacce e avvertimenti: "Il mio rifiuto -racconta-dava fastidio. Qui pagavano tutti, ma io decisi di ribellarmi. Istituzioni e forze dell'ordine erano assenti, ma noi dovevamo difendere il diritto al lavoro".
Così, prese vita una formadi protesta che fece scalpore: le ronde della legalità. Ogni notte, i commercianti scendevano in strada per vigilare e scoraggiare gli attentatori e iniziarono a testimoniare uniti ai processi, costituendosi parte civile. La loro reazione risvegliò l'intero territorio. "Eravamo armati di buona volontà e di voglia di legalità -spiega-. Gli attentati continuarono, ma la nostra azione attirò il sostegno della gente e l'attenzione dei media e delle istituzioni, costringendoli a intervenire".
Da quel gruppo nacque l'Associazione palazzoleseantiracket (Apa), la prima in provincia di Siracusa. A presiederla, ancora oggi, Paolo Caligiore che coordina altre 12 realtà antipizzo attive in una delle zone a più alta concentrazione di estorsioni e usura. A gennaio, nell'ambito del Premio nazionale di giornalismo intitolato a Pippo Fava (cittadinodi Palazzolo, vittima di mafia), all'Apa verrà dedicata un'intera giornata: un riconoscimento per il contributo dato nella lotta contro la criminalità: "La nostra vittoria?-conclude Caligiore-. È strappare un imprenditoredalle mani del racket".
Testo di Massimiliano Perna










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