Un nucleo d’intervento rapido, armato solo di un’agenda. Rossa, per la precisione. Come quella mai ritrovata, del giudice Paolo Borsellino. “Quando sappiamo che c’è qualcosa che non va, o che viene organizzato un evento che può offendere la memoria di Borsellino, noi ci presentiamo per protestare”, spiega Valeria Bonanno, una resistente (così amano definirsi) del Popolo delle agende rosse. Un movimento senza tessere né statuto, nato per chiedere verità sulla strage di via D’Amelio.
Sono intervenuti a Pescara il 2 novembre. Con slogan (“Fuori la mafia dallo stato!”), striscioni e agende, diversi manifestanti hanno accolto esponenti politici “antropologicamente incompatibili” con la figura del magistrato palermitano cui la città abruzzese ha intitolato un premio. Tre giorni prima, il 30 ottobre, stessa scena a Teramo: “Per noi Paolo Borsellino è simbolo della legalità. Sapere che Mastella avrebbe presentato un suo libro durante una cerimonia intitolata al nostro giudice ci ha irritato. E siamo intervenuti”, racconta Valeria.
Giovani e meno giovani, studenti e casalinghe si sono incontrati per la prima volta a Palermo il 19 luglio scorso, in occasione del 17o anniversario della strage di via D’Amelio. Una lunga marcia, organizzata da Salvatore Borsellino, fratello del giudice, ha collegato il centro della città al Castello Utveggio: resistenza, la parola d’ordine passata di bocca in bocca. In ogni mano un’agenda rossa. Il comitato organizzatore si è sciolto, “ma si sono unite a noi molte altre persone da tutta Italia -ricorda Valeria-. Le agende sono il simbolo della nostra rabbia, della nostra voglia di verità e giustizia”.
Al movimento aderiscono circa 5-6mila persone che hanno come punto di riferimento il sito ilpopolodelleagenderosse.it. E da qui, a cascata, altri portali e blog creati da gruppi o singoli utenti. Come quello di Antonio Di Carlo, 23enne, che al giudice ucciso dalla mafia ha dedicato un rap: “Si lo sento, qualcosa sta cambiando / stringiamo i denti ancora, non tolleriamo un altro affronto / con Salvatore e Sonia, con la legalità / e con questa agenda rossa in cielo chiediamo verità”.
TESTO DI: ILARIA SESANA











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