Adriana Musella, presidente del Coordinamento nazionale antimafia Riferimenti, racconta con voce calda al telefono la sua nuova sfida: fondare un’università dell’Antimafia in Calabria, a Limbadi (Vibo Valentia). “Ci sono stati assegnati due ville e due fabbricati confiscati alla cosca Mancuso. Il polo universitario accoglierà chiunque desideri formarsi sulla storia della criminalità organizzata: giovani, forze dell’ordine, giornalisti”. I due fabbricati di quattro piani diventeranno alloggi per oltre cento allievi, le ville ospiteranno le aule. L’interno degli edifici, però, è stato in parte distrutto dai proprietari. “I finanziamenti ci sono -assicura il prefetto di Vibo Valentia, Luisa Latella-. Il Piano operativo nazionale per la sicurezza e lo sviluppo del Mezzogiorno prevede una misura ad hoc per il recupero e la ristrutturazione dei beni confiscati”. Ma ci sono altri ostacoli che hanno dell’incredibile: il Comune, ora proprietario del bene, non ha un ingegnere “adeguato” che possa stendere il progetto di ristrutturazione; inoltre, in una delle due ville è stato confiscato solo l’immobile e non il terreno che lo circonda, con il risultato che non è possibile entrarvi. Adriana non è una persona che si scoraggia. Riferimenti, del resto, è nato proprio per gli ostacoli che ha incontrato nel chiedere giustizia per la morte del padre Gennaro, ucciso a Reggio Calabria il 3 maggio 1982. Aveva osato denunciare una gara d’appalto irregolare. Per anni Adriana ha aspettato fiduciosa che venisse accertata la verità. Il caso, ancora oggi irrisolto, è stato chiuso nel 1988 per poi essere riaperto nel 1993. “Sono andata da un magistrato del tribunale di Reggio Calabria a domandare perché non si facesse nulla. Mi ha risposto: ‘Lei non ha capito, ha due figli, deve stare a casa’”. In quel momento è nata la voglia di combattere in prima linea: nel ’93 ha organizzato la prima manifestazione nazionale antimafia a Reggio Calabria, con 9mila giovani scesi in piazza con una gerbera gialla in mano -semplice ma robusta-, diventata così fiore simbolo dell’impegno contro le mafie. Nel 1995 ha fondato Riferimenti, insieme al giudice Antonino Caponnetto, capo del pool antimafia con Falcone e Borsellino. Nonostante le minacce, Adriana è senza scorta. A capodanno la sede di Riferimenti a Reggio Calabria (in un edificio confiscato alla ‘ndrangheta) è stata colpita da una bomba carta. Non demorde: “Continuerò, finché avrò vita”. TESTO DI Maria Gallelli











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