Genova, quartiere Sampierdarena. Una delle aree cittadine in cui è più alta la concentrazione di migranti provenienti da Ecuador, Perù e Repubblica Dominicana. Il porto, le vecchie case e gli stretti carruggi fanno da sfondo alle immagini realizzate da un gruppo di giovani della comunità latinoamericana che, a gennaio, hanno dato vita all'associazione "Laboratorio multimediale Genova". Il gruppo è formato da una decina di latinos dai 19 ai 26 anni, e due fotografi professionisti che coordinano il lavoro. "I ragazzi realizzano interviste, servizi video e fotoreportage -spiega Francesca Zannoni, membro dell'associazione-. Ora stiamo raccontando i 150 anni dell'Unità d'Italia attraverso la voce dei genovesi e dei migranti".
Un impegno e una passione nati la scorsa estate grazie a un corso promosso dalla "Senami", l'ecuadoriana Secretaría nacional del migrante. "Riprendevamo le persone per strada", dice Kelly Tandazo, 23enne, studentessa di Lingue per passione e cameriera di catering per necessità. Come molti coetanei di seconda generazione, è arrivata in Italia nell'adolescenza: la prima della famiglia a seguire la madre che oggi vende prodotti di artigianato etnico in un negozio vicino alla stazione di Genova Principe.
Sotto la supervisione di professionisti, i giovani allievi hanno imparato i rudimenti dell'inquadratura e della ripresa, la composizione e il linguaggio delle immagini, le modalità per realizzare un reportage video. "È stata un'esperienza bella e intensa. Ora vogliamo promuovere insieme i nostri lavori e farci strada", aggiunge Kelly.
Una "scuola" che ha permesso ai giovani di raccontare la vita e i sogni dei vecchi e nuovi abitanti di Sampierdarena. "In qualche caso siamo persino entrati nei loro appartamenti. La maggior parte era curiosa e soprattutto interessata all'idea che ci animava". E aggiunge: "Un signore è venuto a trovarci in sede per assicurarsi che avessimo davvero stampato il suo ritratto".
Passare intere giornate con la macchina fotografica al collo è servito non solo per incontrare i genovesi, ma anche per conoscere il quartiere. "È stato un ottimo modo per sentirci parte della città -conclude Kelly-. Per quanto venire in Italia da adolescente sia stata dura, qui mi sento a casa. Quando sono rimasta per cinque giorni in Spagna già sentivo una certa nostalgia".
Testo di Paula Vivanco










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