"Son cresciuto nel quartiere della centrale - station / dove dire immigrato era dire criminale - nation / e quando rivelavo che la mia famiglia era tale - attention please / mi davan del particolare, tu sembri normale, come se la normalità fosse una conquista eccezionale". Inizia così il video "Essere normale" di Zanko "El arabe blanco" (l'arabo bianco, in spagnolo), nome d'arte di un giovane rapper dall'accento meneghino e dalle origini straniere.
Il cortometraggio musicale (Ebano produzioni, 2010), visibile on line su Youtube è tratto dal disco "Metrocosmopolitown" e ispirato alla sua esperienza di facile "mimesi", con uno scopo chiaro: "Smascherare una Milano che ancora distingue tra un noi locale, rassicurante, uguale, normale -spiega il rapper- e un voi straniero, lontano, immigrato, criminale".
Confine netto ma illusorio, facilmente spezzato dalle Seconde generazioni, in particolare da quelle che possono passare per gente "del posto" come Zanko, carnagione chiara, capelli corti, altezza media e aria saputa, figlio di un commerciante siriano, nato e cresciuto nel quartiere della Stazione centrale. "Realtà urbana piuttosto dura, che fino a metà anni '90 era il regno della microcriminalità -dice il giovane-. Oggi una parte di Milano vuole essere multiculturale e apprezza questo fenomeno, ma purtroppo non possiamo parlare di intercultura: le varie realtà vivono ancora piuttosto separate fra loro o iniziano timidamente a entrare in contatto".
Anche il nome d'arte di Zanko parla di origini diverse e sincretismi: "Ho lavorato spesso con black house, ragazzi cileni che mi chiamavano El blanco. Lo spagnolo suonava bene e così l'ho tenuto". Da figlio di immigrati è consapevole di essere protagonista di cambiamento e di poter attingere a più filosofie per definire se stesso: "In arabo si dice che la tua identità è per metà quello che sei, e per metà quello che appari", spiega il rapper che conosce bene anche le forti resistenze della sua città: "Mi capita spesso di usare la mia capacità di mimetizzarmi -dice-. A volte mi intrufolo di proposito nelle situazioni leghiste o rivolgo domande provocatorie a milanesi o italiani autoctoni in modo da tastare il terreno. Sono molto curioso". Tutto materiale che finisce nella sua musica a ritmo di rap, anche attraverso l'arma dell'ironia, come conclude nel video: "Se para apparir normale bisogna omologarsi, sconfinar nel superficiale / allora me ne vado e mi trasferisco al paranormale". Parola di Zanko, El arabe blanco di Milano.
TESTO DI PAULA BAUDET VIVANCO











OKNOtizie
Segnalo
Diggita
Delicious
Facebook
