A Messina la vita continua, scandita come sempre da un fitto calendario di feste e impegni. Halloween, Capodanno, i compleanni, ma anche le ricorrenze più serie come il viaggio a Roma, lo scorso 17 ottobre, per partecipare alla manifestazione nazionale contro il razzismo. Il luogo dell’appuntamento è sempre lo stesso: il circolo Arci "Thomas Sankara", dedicato al Che Guevara dell'Africa, il capo di stato del Burkina Faso (dal 1983 all'87, ndr), che ha lottato contro il colonialismo economico dell’Occidente. È qui che si ritrovano i ragazzi di seconda generazione della città.
A un mese di distanza dall’alluvione di inizio ottobre, lo shock è ancora vivo. I crolli sono avvenuti a 15 minuti di auto dal circolo. "Fortunatamente, la maggior parte di noi vive in centro e siamo stati appena sfiorati dalla catastrofe" ricorda Jemmalyn Narciso, 18 anni, figlia di lavoratori filippini e studentessa di un liceo linguistico. Jemma è una delle più assidue frequentatrici del circolo, con lei una cinquantina di giovani, tra i 16 e i 20 anni, la maggior parte nati a Messina, ma originari di Sri Lanka, Mauritius, Colombia e, soprattutto, delle Filippine. "Siamo arrivati al Sankara grazie al passaparola di alcuni ragazzi che si erano rivolti all’associazione per il sostegno scolastico", racconta Jemma. Colmate le lacune scolastiche, è stato naturale per loro continuare a "vivere" il circolo. Così sono nate altre attività, come l’incontro del giovedì che vede per protagonisti un gruppo di ragazzi e una psichiatra: "Possiamo parlare in libertà della nostra vita di tutti i giorni, di scuola e tempo libero, ma anche delle nostre storie sentimentali". E per sciogliere muscoli e tensione, ci sono anche i tornei di basket. Nel 2007 i giovani del Sankara hanno scritto e girato un cortometraggio "Kapatid" (sorelle), storia di fantasmi e nostalgia tra le Filippine e l’Italia. Due mondi ai quali le seconde generazioni dell’Arci sono legate, anche se Jemma non ha dubbi e si definisce "innanzitutto e orgogliosamente messinese" e nella sua città vorrebbe continuare a studiare lingue, scienze infermieristiche o medicina. Non ha ancora scelto, ma il cuore, dice, batte per quest’ultima, forse per seguire le orme del cugino, Jeffrey Padul, 22 anni, studente brillante. Il loro comune obiettivo è sfuggire a un destino che sembra perseguitare i figli dei filippini. "Pare che non abbiano aspirazioni -racconta Tania Poguisch, un’altra giovane del Sankara-. Si limitano a ereditare il lavoro di madri e padri, quindi finiscono a fare le colf e i badanti, un vero peccato". TESTO DI: Paula Baudet Vivanco











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