Valentina non è mia sorella, ma potrebbe esserlo. Anch'io infatti ho una sorella con la sindrome di Down. E proprio questo mi ha permesso di affrontare il progetto fotograficoche state guardando, con occhi diversi. Sono partita da un desiderio: dimostrare a tutti che, quando si ha fiducia nelle loro capacità e si danno loro opportunità di crescita, i ragazzi con la sindrome di Down possono imparare a essere autonomi nei piccoli grandi gesti quotidiani. Aiutando se stessi e a volte anche gli altri, così da diventare una risorsa per la comunità.
Ciò che più mi ha colpito, stando accanto a Valentina, sono gli sforzi che continuamente fa per socializzare, per farsi rispettare
come persona e per ottenere anche la minima fiducia. Soprattutto chi non la conosce tende infatti a trattarla in un modo compassionevole, togliendole tutte le opportunità di una vita normale.
Schiave dei propri pregiudizi e poco abituate a condividere le proprie giornate con questi ragazzi, le persone non riescono a cogliere la semplicità della loro vita e dei loro interessi che, alla fine, sono quelli di tutti. E allora lasciamoci stupire dalla loro umiltà (rara), dalla loro voglia (forte) di vivere e di essere indipendenti, e dal loro entusiasmo (coinvolgente) nel mostrare a tutti ciò che imparano con grande impegno.
(Sfoglia qui il fotoreportage).
Stella mutti, nata a Bergamo nel 1982, ha ereditato dal padre, fotografo, la passione per l'immagine. Il progetto che vedete in queste pagine è nato all'interno del corso serale di fotografia dello Ied, l'Istituto europeo di design di Milano. Fonte d'ispirazione, la sorellina Paola, 14 anni. Ora Stella lavora come fotografa in uno studio specializzato in matrimoni. Casa, scuola e volontariato:
le giornate di Valentina.










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