Il tetto del treno merci, che senza fermata né orario stabilito attraversa il Messico, è l’unica opportunità per gli immigrati centroamericani di raggiungere gli Stati uniti. Arrivano da Honduras, El Salvador, Guatemala, Nicaragua. Durante la traversata sono vittime dell’altro lato del sogno: assalti, stupri, la corruzione della Migra (la polizia messicana che controlla gli immigrati), i sequestri compiuti dalla Maras Salvatrucha, gang di origine salvadoregna. E se non bastasse, anche della violenza della “Bestia”. Così viene chiamato questo treno: una creatura vorace, capace di divorare braccia e gambe di chi vive nell’illusione di una vita migliore e alla fine si ritrova bloccato in Messico, nell’umiliazione e nel disprezzo della popolazione locale.
Le immagini che vi proponiamo sono ritratti crudi, reali, commoventi, silenziosi, violenti. Mostrano il prezzo pagato dagli immigrati che provano a superare la frontiera del Sud del Messico in cerca di lavoro per mantenere la famiglia rimasta a casa. Quest’anno anche Amnesty International si è occupata di loro, pubblicando un rapporto con le testimonianze delle vittime e un appello per il ministro degli Interni messicano, da sottoscrivere online.
Li abbiamo incontrati nel centro d’aiuto per “Immigrati illegali e gravemente feriti” fondato da Olga Sanchez a Tapachula, in Chiapas. Questa signora fino a qualche anno fa si faceva trovare lungo i binari e lanciava bottiglie d’acqua al treno in corsa per dare da bere a queste persone già in viaggio da giorni, senza cibo né acqua. Oggi si dedica a loro a tempo pieno.
Testo: Gabriela Alfaro










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