Il fotoreportage
Un, due, tre: wéixiào, sorridi
Milano, quartiere cinese. Il giorno più bello si festeggia così: in compagnia del maestro di cerimonia. Un fotografo.

Maggio, tempo di matrimoni. Anche nella comunità cinese. Ma non aspettatevi riti religiosi o funzioni civili, magari al cospetto del vicesindaco. Gli aspetti burocratici per quel giorno passano in secondo piano. Meglio infatti se fiori e coriandoli rossi servono per addobbare uno studio fotografico. È lì, davanti al maestro di cerimonia con l'obiettivo in mano, che si consuma il "sacro rito del matrimonio". 

"La registrazione delle nozze in Cina è un dettaglio formale -spiega Daniele Cologna di Codici, agenzia di ricerche sociali-: si dà rilevanza semmai all'aspetto sociale, alla festa e ai suoi invitati. Chiunque partecipa non si presenta con i doni, ma con soldi in contanti. Un'occasione per accumulare capitale e rinsaldare relazioni d'affari". 

Gran cerimoniere, il fotografo che offre ai novelli sposi un pacchetto completo: noleggio abiti e limousine con autista, fiori e naturalmente servizio video-fotografico. Il tour? Sempre lo stesso: prima in studio, poi tra i monumenti caratteristici della città e infine al ristorante.

Un rituale che ho scoperto bussando alla porta dello studio fotografico in cui lavora Gavin, in via Paolo Sarpi, a Milano. Ventinove anni, laureato in Economia, si è trasferito in Italia otto mesi fa, in cerca di nuove opportunità lavorative. Le ha trovate nel business dei matrimoni: un affare semplice e "ripetibile". Perché sposi, testimoni e invitati si lasciano guidare da lui, a una condizione: il giorno più bello della loro vita, nell'album dei ricordi, deve essere uguale a quello di tutte le altre coppie. 

TESTO DI CARMINE FILOMENA

 

 

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