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Filosofo sul filo

Cerca l’equilibrio su un filo, solleva il nostro sguardo, e trasforma la precarietà del suo appoggio nel punto di inizio di un percorso. Il funambolo racconta nei suoi passi la fatica e la bellezza di ognuno di noi, che nonostante tutto continuiamo a camminare, sospesi tra il cielo e l’abisso.

Incontro Andrea Loreni a Torino, in un caffè con terrazza affacciata sul Po. Guardo il fiume e immagino un cavo teso tra le due sponde e lui, la stessa persona che ora chiacchiera con me e sorseggia un caffè americano, a camminarci sopra, con un bilanciere in mano.

Quella sul Po è stata la sua prima traversata, nel 2006. Centoventi metri di cavo. Da allora ha teso il suo filo tra piazze, corsi d’acqua, montagne e sull’Arco Olimpico di Torino. Nel 2011 ha stabilito il record italiano: sospeso a 90 metri di altezza, ha percorso i 250 metri che separano le cime dei colli Penna e Billi, in Emilia Romagna.

“La via sul filo è una, dritta -mi dice-. Però in questa essenzialità, in questa unicità, c’è tutta la sua profondità, perché non hai piani B, perché non hai bivi, perché hai smesso di pensare alla strada. Sei diventato quella strada”.

L’equilibrio, come si trova?
Più che trovare l’equilibrio lo si cerca, perché la verità è che quando l’hai trovato non ti muovi più, sei fermo.
Invece ogni passo è una ricerca dell’equilibrio che hai appena perduto, finché non arrivi dall’altra parte.

Quando penso a un funambolo penso a molte parole, tra cui precarietà, che sembra essere la cifra dell’epoca attuale.
C’è una precarietà concreta nel mio lavoro, fatta di date che arrivano o non arrivano, di occasioni che ti devi cercare.
È l’incertezza tipica del lavoro autonomo, comune a molte persone.
Come tutti respiro l’idea dell’impossibilità, che caratterizza questo momento storico ed è sicuramente indotta. È un po’ una politica del terrore per costringerti a fare cose che fondamentalmente non vuoi, e che andrebbe scardinata dal basso.

Camminare sul filo è un modo per dimostrare che progetti che sembrano impossibili sono in realtà possibili?
È un aspetto del mio lavoro che sta diventando molto attuale. Quello che faccio dimostra che ci sono altre vie oltre a quelle più visibili, se uno ha voglia di mettersi a cercare, di mettere a rischio le sue sicurezze. Si può camminare nel cielo.
Se vuoi fare questo percorso a qualcosa devi rinunciare, però. Sul cavo non puoi portarti il tuo io di tutti i giorni, è troppo pesante. Quello che c’è è la verità di quel momento, un essere più leggero. Sei lì e sei solo quella camminata, non puoi avere altri pensieri.

Puoi avere paura?
La paura te la permetti e a volte te la vai anche a cercare perché quando non ne hai è pericoloso: quello che stai facendo è rischioso, e quindi è giusto averla, ti dà l’attenzione e ti moltiplica le potenzialità fisiche di reazione.

Come la gestisci?
Non direi che ho una tecnica, è più una sorta di abitudine.
Quand’ero bambino mia nonna aveva la casa al sesto piano e un po’ di ansia ce l’avevo a guardare giù dal balcone. Adesso ho imparato che ci vuole un attimo per riprendere i riferimenti quando sali in alto. La fase di apprendimento serve a familiarizzare con certi sentimenti.
Sul filo, se ti metti a combattere la paura stai sprecando energie che ti servono per fare altro. Direi che ti lasci accompagnare, la tieni lì con te. Non deve passare per forza, non è poi così terribile.

Un momento critico?
I momenti più critici arrivano quando mi rendo conto che ci sono delle cose vicino a me, come le gru, o i palazzi, perché rappresentano il piano B e sono una fregatura.
Se hai un palazzo a due metri e ci appoggi il bilanciere sei salvo. Però poi da lì non riparti più.
Questi oggetti ti danno una sorta di illusione di sicurezza che in realtà non hai, perché trovi i riferimenti fuori da te, invece che dentro di te.

Perché hai deciso di fare il funambolo?
Penso sia una questione di ricerca. Ho studiato filosofia e alla fine le due cose non sono così slegate. È una ricerca di conoscenza in cui semplicemente cambia il metodo. Non più la verità conosciuta con la logica, ma una verità vissuta. Non puoi mentire sul filo, a nessun livello.
È uno dei modi possibili per sperimentare la verità, non è l’unico. Una donna che partorisce è altrettanto vera.

Spengo il registratore, e mentre Andrea finisce il suo caffè guardo i tetti dei palazzi, sull’altra sponda del Po. Come se su quella fune, tesa sul fiume dalla mia immaginazione, ci avessi camminato anch’io, e fossi arrivata dall’altra parte. Andrea appoggia la tazza sul tavolo e riprende il filo del discorso.

“Il giorno dopo la traversata, invece, è terribile. Ti dici: dopo aver fatto questa cosa devo veramente andare a far la spesa? Fai fatica a riadattarti alle condizioni di tutti i giorni, alle tante possibilità, a tutti i piani B che hai nella vita. A terra ci sono un sacco di scappatoie, di scelte da fare, mentre lassù non ne hai: ne hai già fatta una, grossa, quando sei partito. Fine.

Ogni volta mi stupisco di quanto sia facile tornare a perdersi nelle banalità, quando si ha il cielo a un passo.

E non bisogna per forza montare un cavo per arrivarci”.

Andrea Loreni
È l’unico funambolo in Italia a camminare sulle grandi altezze. Vive a Torino, dove è nato nel 1975. Laureato nel 1999 in Filosofia, prima di scegliere il cavo sperimenta il teatro di strada e si forma alla scuola di circo. Nel 2011 a Pennabilli, provincia di Rimini, ha stabilito il record italiano di attraversata, sospeso a 90 metri d’altezza. Potete ammirare le sue camminate sul sito ilfunambolo.com.

Testo: Francesca Frediani.
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