Le interviste
L'azzeccagarbugli
Comuni ed enti pubblici lo temono. Perché Alberto Guariso difende i cittadini dalle loro stesse leggi.

Fino all'anno scorso a Trenzano, 5.500 anime in provincia di Brescia, chi voleva dire il rosario a casa propria, con un gruppo di amici, doveva prima avvisare il sindaco. Oggi non è più così. Merito dell'avvocato Alberto Guariso, che ha vinto la causa contro il primo cittadino, autore di un'ordinanza singolare: non solo in ogni incontro religioso era d'obbligo la lingua italiana, ma bisognava preavvisare il Comune qualora si svolgesse in luoghi diversi dagli edifici di culto. 
Tutto questo per impedire ai musulmani di ritrovarsi in un garage, ma con il ridicolo effetto di colpire anche le anziane che sgranano il rosario in compagnia. "È il caso più strambo che mi sia capitato", racconta l'avvocato ridendo. Sì, perché al presidente di "Avvocati per niente", associazione che tutela i diritti dei più deboli, piacciono le cause perse, almeno in partenza. 
Sarà per questo che nel suo studio di Milano ha un poster de "Il Quarto stato" di Pelizza da Volpedo, gira in bici e nel suo armadio l'abito di ordinanza è rigorosamente casual. 
Ma le apparenze non devono ingannare. Finora ha portato in Tribunale oltre 50 fra Comuni ed enti pubblici, accusati di violare i diritti dei loro cittadini.

Quante cause hai vinto?
Quasi tutte. Ho perso solo le tre contro il Comune di Milano per impedire gli sgomberi dei campi rom. Non sono favorevole alle baraccopoli, ma le famiglie venivano allontanate e le loro baracche distrutte, senza offrire loro delle alternative. 

Altri casi particolari?
Ricordo il Comune di Brignano Gera d'Adda, in provincia di Bergamo: il sindaco aveva previsto un sussidio per le cure dentistiche, ma riservato solo ai bambini italiani. Oppure Ospitaletto, in provincia di Brescia, dove per l'iscrizione all'anagrafe pretendevano dai rifugiati politici il certificato penale: avrebbero dovuto chiederlo proprio al Paese da cui erano scappati.

Qual è stata la prima causa per discriminazione che ti sei trovato ad affrontare?
Con il Comune di Milano, nel 2002: nelle graduatorie per l'assegnazione degli alloggi popolari avevano previsto un punteggio maggiore per gli italiani.  

Quindi è colpa (o merito) tuo se ora danno le case agli immigrati...
Ma forse è colpa di Bossi... Pochi lo sanno, ma anche la legge Bossi-Fini vieta differenze fra italiani e stranieri quando si tratta di prestazioni sociali. 

Chi si inventa provvedimenti a difesa della "nostra gente" lo fa per propaganda, con il rischio di scatenare una guerra tra poveri. 
La Costituzione e le norme dell'Unione europea sanciscono il principio che va aiutato chi ha più bisogno, senza distinzioni.

Sbaglio o è la Lombardia a detenere il primato delle norme stravaganti?
Il 70 per cento delle cause di discriminazione in effetti è qui, il 20 per cento in Veneto e le altre nel resto d'Italia.

Non è un buon periodo questo per la magistratura. Tu che ne pensi?
Le contraddizioni non mancano. C'è un'insofferenza diffusa verso le regole e la sensazione che le leggi siano fatte su misura per i potenti. Ma il nostro ordinamento si muove in senso opposto. 
L'Unione europea si è dotata nel 2000 di una Carta dei diritti fondamentali, in base alla quale ci si può rivolgere al Tribunale della propria città per far condannare il sindaco che esclude stranieri, rom o disabili dai servizi assistenziali.

C'è chi vi accusa però di interferire nella vita politica. Il sindaco e il Consiglio comunale sono eletti dai cittadini, e voi chiedete a un giudice di annullare un loro atto.
Il voto non permette a chi è eletto di fare quello che vuole. Il diritto antidiscriminatorio è un'invenzione delle democrazie a tutela delle minoranze. Serve a equilibrare lo strapotere della maggioranza
In Italia è prevista una procedura giudiziaria molto veloce, tanto che si riesce a discutere una causa in primo e secondo grado in soli tre mesi. Inoltre, la Corte costituzionale è stata chiara: le prestazioni sociali sono un diritto e nessuno può lederlo.

Ma quanto guadagna un avvocato come te? 
Certo, non si diventa ricchi a occuparsi di queste cause. Ci sono settori del diritto molto più remunerativi. Comunque resto un avvocato del lavoro e nel nostro studio (in tutto sono 17 legali, ndr) la maggior parte delle cause è ancora in questo campo. 

Eppure i più deboli riscuotono un certo fascino. Soprattutto tra i giovani.
Sì, ci arrivano i curricula di tanti neolaureati che vogliono dedicarsi a immigrati e categorie fragili. Sono attratti dall'idea di diventare avvocati che contribuiscano alla tutela dei diritti fondamentali per la costruzione di una società più giusta. Altro che azzeccagarbugli. 

Testo di Dario Paladini

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