Le interviste
Il coraggio in una striscia
Tre siciliani di talento combattono la cultura mafiosa con un fumetto su Mauro Rostagno.

A guardarli è come se si fossero divisi i ruoli di un copione. Il poliziotto buono, quello cattivo e la spalla. In realtà sono tre siciliani accomunati dalla passione per "le strisce" e da un impegno: trasferire "La forza della vita" (per citare un maestro caro a tutti e tre, Will Eisner) sulla carta. Salvo complicazioni. Ad esempio, metti che il soggetto sia un giornalista come Mauro Rostagno, un corsaro alla ricerca della verità, siciliano come loro, e che ad aprire le porte più intime della sua esistenza siano gli stessi familiari, con foto e documenti privati. Metti poi che a firmare la prefazione sia Adriano Sofri e che il lavoro si svolga a distanza, incastrando gli impegni di ciascuno con i lavori ufficiali. A raccontarlo sono Nico Blunda, Marco Rizzo e Giuseppe Lo Bocchiaro, sceneggiatori e illustratore della biografia più aggiornata su Rostagno, edita da Beccogiallo: "Prove tecniche per un mondo migliore". E alla fine, come in un vero giallo, le sorprese non mancano.

Come vi siete incontrati?
Nico: Conosco Marco da 14 anni, siamo entrambi trapanesi, dopo il suo ultimo albo su Peppino Impastato l'idea di lavorare insieme si è fatta più incalzante.
Marco: Io però avevo promesso che non lo avrei mai fatto. Troppo coinvolgimento emotivo...
Giuseppe: In realtà non ci siamo incontrati, ci conoscevamo per via dei rispettivi blog. Mentre ero al mare, ho ricevuto una telefonata con la loro proposta. E mi sono messo al lavoro. Rostagno è una figura dalla biografia movimentata.

Un soggetto niente affatto semplice...
N: Abbiamo letto tutto quello che era stato pubblicato. Un po' come fare i giornalisti.
M.: Le difficoltà sono arrivate quando abbiamo capito che ogni momento della sua vita è legato al precedente. Non si può parlare di Lotta Continua senza parlare di Trento, dell'India senza citare l'esperienza del centro culturale Macondo.
G.: Il problema più grande è stato rappresentare le azioni in esterno. Mi sono servito di Google Earth per ritrovare certe strade e dare dei riferimenti credibili al contesto.

Com'è stato il passaggio alla sceneggiatura?
M: Siamo partiti da una scaletta, lo "scheletro" della storia. Poi abbiamo lavorato a distanza, anche se non è come trovarsi nello stesso studio dove puoi mimare una scena per renderla più chiara. Ma tutto si risolve.
G.: Marco e Nico mi hanno mandato una sceneggiatura dettagliata, io ho cercato immagini e libri che mi aiutassero a ritrovare quell'epoca. In un fumetto dall'impianto realistico, questo è un aspetto delicato: tutti conoscono Mauro, ma in 30 anni un volto cambia. Sembra strano, ma abbiamo discusso molto su come rendere l'evoluzione della sua acconciatura.
N.: Abbiamo "romanzato" dei fatti reali. La ragione ci diceva di selezionare il materiale, ma il cuore ha vinto. Il lavoro dello sceneggiatore è un po' come quello del regista: inizi dal particolare, immagini un controcampo e il resto viene. 

C'è una frase di Rostagno molto attuale: "Io sono più trapanese di voi, perché ho scelto di esserlo".
G.: La sicilianità per lui era centrale, come l'impegno politico: "Noi non vogliamo trovare un posto in questa società -diceva-, ma creare una società in cui valga la pena trovare un posto".
N.: Ricordate la frase del cantante Marvin Gaye? "Ovunque lascio il mio cappello, questa è casa mia". Calza a pennello per Mauro e il suo panama. Non importa dove si nasce, ma dove si decide di vivere e per che cosa vale la pena lottare.

Marco, la figura di Rostagno aleggia nei tuoi lavori precedenti. Lo citi nel fumetto su Ilaria Alpi e gli hai anche dedicato l'albo su Peppino Impastato...
M.: Mi ha insegnato molto, soprattutto che la mafia a Trapani, una provincia considerata "babba", esiste e va combattuta, col sorriso sulle labbra. Per me è stato come chiudere una trilogia e la dedica si riferisce agli anni in cui Mauro era all'emittente televisiva locale Radio Tele Cine (RTC) dove ha lavorato anche mia madre. Insieme volevano intervistare la madre di Impastato, ma Mauro fu ucciso prima che il progetto andasse in porto. Era il 1988. Pochi mesi fa mia madre mi ha regalato "La mafia in casa mia", un libro scritto dalla madre di Peppino: glielo aveva regalato Mauro.

Siamo alla resa dei conti. Mi dite un pregio e un difetto di questo trio?
N.: Io sono il poliziotto buono, Marco quello cattivo e Giuseppe la vittima. L'esperienza di Marco gli ha dato molta determinazione e la maggior parte delle volte ha avuto ragione. Non lo invidio solo perché degli amici bisogna essere fieri. Giuseppe è stato disponibile, forse troppo.
G.: I miei aguzzini: mi avevano parlato di 60 tavole (ora sono 120) e mi hanno costretto a rivoluzionare i miei ritmi di lavoro. Però si è creato un legame che è andato oltre il rapporto vittima/carnefice. (ridono)
M.: Mi danno il ruolo del cattivo, in realtà li riportavo con i piedi per terra: il loro unico difetto è stato l'eccessivo entusiasmo. E poi io sono una mammoletta, mi commuovo facilmente. Lavorare con la supervisione dei parenti di Rostagno è stata una grande responsabilità.
N.: E se siamo riusciti a emozionare loro, vuol dire che in questo lavoro c'è Mauro. 

TESTO: Antonella Lombardi

 

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