Dal suo studio a Milano riesce a vedere gli spostamenti millimetrici degli argini che proteggono New Orleans dal mare, può dare un’occhiata alla pendenza della Torre di Pisa e, perché no, controllare che le Piramidi non sprofondino.
Alessandro Ferretti, 41 anni, non è affetto da deliri di onnipotenza. È però un ingegnere che, con due colleghi, entrambi ricercatori, ha inventato un algoritmo che permette di controllare, attraverso i radar installati sui satelliti, le deformazioni della superficie terrestre. Riesce a capire se una montagna sta franando o se un edificio rischia di crollare sulle sue stesse fondamenta.
Nella storia di Alessandro ci sono anni di gavetta in laboratorio a poco meno di mille euro al mese e la tentazione di emigrare in qualche università americana. Ma poi, nel 1999, trova l’algoritmo che gli cambia la vita. E resta in Italia. Dal 2000 è l’amministratore di Tele-Rilevamento Europa (Tre), la società che ha fondato con Fabio Rocca e Claudio Prati. Hanno 25 dipendenti, una filiale a Vancouver in Canada e un fatturato, nel 2008, di circa 4 milioni di euro. “La crisi non l’abbiamo sentita”, dice senza falsa modestia.
La Tre è stata uno dei primi spin-off accademici italiani, ossia un’impresa che nasce su impulso di un’università (in questo caso il Politecnico di Milano, ndr), mettendo a frutto i risultati delle ricerche di laboratorio. Ogni anno i soci pagano al Politecnico le royalties del brevetto, soldi che l’ateneo reinveste per aiutare altri ricercatori a creare imprese.
Dunque tu non sei un cervello in fuga...
Dopo 10 anni di ricerca, io e i colleghi ci siamo detti: la nostra scoperta funziona, perché non l’applichiamo fuori dall’università? Con un capitale sociale di 20 milioni di lire, volati via fra notai e burocrazia, siamo partiti.
Sembra facile!
Non abbiamo avuto bisogno di fare grandi investimenti. I satelliti in orbita già ci sono, si tratta di acquisire i dati e metterli nel computer. In altri settori occorrono milioni di euro solo per iniziare e tre ricercatori universitari non sarebbero in grado di farcela da soli. Ai giovani laureati consiglio di non escludere l’idea di lavorare in Italia. Certo, il raggio d’azione deve essere internazionale, ma non occorre emigrare.
Com’è cambiata la tua vita? Ora non sei più soltanto un maniaco di satelliti. Ti tocca fare il manager.
Puntiamo tutto sull’innovazione. È una bella parola, che però ci costringe a correre. Dico spesso ai miei collaboratori che dobbiamo essere come lepri e stare sempre davanti agli altri. Siamo una piccola società, se le grandi ci raggiungono, ci fanno fuori in un boccone.
Negli uffici della Tre si danno tutti del “tu”. Al capo si rivolgono con un semplice “ciao alessandro”. Maglietta e jeans non scandalizzano. Che caratteristiche bisogna avere per lavorare da voi?
È un modello d’impresa in cui a tutti deve stare a cuore il risultato. Per questo i dipendenti hanno, oltre allo stipendio fisso, un incentivo in caso di risultati positivi. E dato che volevo dare l’esempio, anche il mio stipendio dipende dai risultati che raggiungo. Per ora, mi è andata bene.
Chi sono i vostri clienti?
Enti pubblici italiani e stranieri, e alcune società petrolifere. Per il ministero dell’Ambiente stiamo realizzando la mappatura delle aree a rischio frana su tutto il territorio italiano.
Potete anche prevedere un terremoto come quello in Abruzzo o l’eruzione del Vesuvio?
Possiamo capire se e come la superficie del terreno si sta modificando. Quindi siamo in grado di indicare quali zone stanno subendo trasformazioni significative. Poi ovviamente, tocca a geologi, sismologi o vulcanologi fare gli accertamenti in loco. Noi possiamo comunque indicare loro quale area è in movimento, con una precisione millimetrica.
Sullo schermo del computer di Alessandro ci sono diverse mappe, tutte costellate di puntini rossi e verdi. Ma come fate a vedere se la Torre di Pisa pende più del solito?
La nostra tecnica si chiama Ps, che sta per Permanent scatterers, in altre parole “bersagli radar privilegiati”. L’occhio radar del satellite identifica i Ps, che sono i puntini che vedi e che possono essere su edifici, tralicci, rocce esposte. Ogni Ps viene registrato. Il satellite, girando intorno alla Terra, passa ogni mese sui Ps e li fotografa. Vengono acquisite così migliaia di immagini, e dal confronto delle immagini radar è possibile capire i loro spostamenti. Dal 1991 diversi satelliti stanno acquisendo con regolarità questi dati. Noi abbiamo trovato il modo di leggerli e monitoriamo così pozzi petroliferi, monumenti, fiumi, autostrade, case un po’ in tutto il mondo.
E il vostro futuro come lo immagini?
Continueremo a fare ricerca. È quello che ci rende forti. Sono convinto che con tutte le cose che ci sono da fare nel mondo, ciascuno di noi possa ambire a essere il migliore: in un campo specifico.
TESTO DI Dario Paladini











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