Un elegante caftano beige lungo fino ai piedi, uno zucchetto bianco, la barba nera ben curata, Sami Salem incute una certa soggezione. La stessa che forse anche lui, imam della moschea della Magliana, il popolare quartiere alla periferia Sud Ovest di Roma, avrà provato davanti a Papa Ratzinger durante l’incontro avvenuto a poche settimane dalla contestata lezione all’Università di Ratisbona. Era il settembre 2006 e, in quei giorni, Sami Salem sostituiva l’imam della grande moschea della capitale: “Mi sentivo puntati addosso gli occhi di tutte le moschee del mondo arabo - dice, ricordando le furiose polemiche di quei giorni - sono convinto che dobbiamo costruire, non distruggere, e per questo ho incontrato il Papa. Perché solo scommettendo sul dialogo possiamo pensare a un futuro migliore per i nostri figli”.
Un giorno di notorietà globale, per poi tornare all’ordinarietà della vita quotidiana: quarantenne, padre di cinque figlie (la più
grande ha 10 anni, la più piccola sette mesi), Sami Salem lavora sodo per mantenere la famiglia. E il venerdì predica in arabo e italiano alle migliaia di fedeli che si ritrovano nella sua moschea, ricavata negli ampi locali al piano terra di un tranquillo condominio, da dove partiamo per trascorrere una giornata insieme.
Come si diventa imam?
L’imam non nasce da un giorno all’altro. Ci vuole tanto studio, preparazione spirituale e comportamenti virtuosi. Il suo compito è quello di essere la guida spirituale della comunità. Per quanto mi riguarda, è da quando avevo cinque anni che volevo fare l’imam. Mi sforzavo di imparare a memoria il Corano. Il mio primo sermone l’ho tenuto a 17 anni, in una moschea di Al Mansoura, la città in cui sono nato. Lo ricordo ancora, quanta paura avevo! In Egitto ho seguito alcuni sapienti dai quali ho imparato molto e ai quali devo tanto per la mia formazione umana e spirituale. L’incarico di imam comunque viene dalla comunità, sono i fedeli che decidono se una persona è adatta a essere la loro guida.
Ma vieni pagato?
No, è puro volontariato.
E come ti mantieni?
Insegno lingua e cultura araba all’Università popolare della terza età e alla Scuola allievi ufficiali dei Carabinieri.
Da dove prendete i soldi per la moschea?
Molti temono che arrivino dai Paesi arabi per islamizzare l’italia... Sono i fedeli che provvedono alle necessità della moschea. I locali li abbiamo acquistati cinque anni fa, a 500mila euro, grazie alle loro offerte. Islamizzare l’Italia? Guarda, la conversione è una cosa personale, non la conquista di qualcuno. Ma ti sembra che io potrei convertire tutta Roma? La verità è ben diversa. Chi ha fede nell’Islam non può non rispettare le altre religioni. Nel Corano, Gesù
è considerato un grande profeta e un intero capitolo, il 19esimo, è dedicato alla Madonna, esempio per tutte le donne del mondo.
Come la mettiamo allora con il terrorismo che inneggia alla guerra santa?
Cosa posso dirti? Io condanno qualsiasi forma di terrorismo. Dio non ha mandato il Profeta Maometto per distruggere, ma per
annunciare la sua misericordia. Terrorismo e Islam sono due parole inconciliabili.
Dopo aver affrontato il traffico di Roma a bordo di una vecchia Polo, arriviamo a casa: l’arredamento è un mix elegante di stile arabo e moderno. Sulla libreria, testi in arabo e i libri delle sue bambine.
Com’è la tua settimana tipo?
Ogni giorno mi alzo alle 4 del mattino per la preghiera. Al lunedì e mercoledì insegno all’Università popolare, al martedì e giovedì alla scuola dei Carabinieri. Il venerdì lo dedico alla moschea, il sabato è occupato dagli incontri fuori Roma con altre comunità di musulmani, alla domenica dovrei dedicarmi alla famiglia, ma spesso salta fuori qualche impegno. Durante il Ramadan o le altre feste islamiche vado anche a visitare i detenuti di Regina Coeli e Rebibbia: molti di quelli che incontro in prigione poi vengono a trovarmi in moschea per chiedere aiuto.
Che differenza c’è fra essere imam a il Cairo e a Roma?
Il contesto è diverso e sono anche convinto che la comunità musulmana in Italia dovrebbe creare un’autorità che valuti l’idoneità di un imam a predicare in questo Paese. Un vero musulmano, però, può vivere ovunque.
Ma non è più difficile per un musulmano stare in Occidente?
No, la cultura occidentale non è incompatibile con l’Islam. I problemi di integrazione nascono da differenze culturali, non da questioni religiose. L’Islam è diffuso in tutto il mondo, come del resto anche il cristianesimo. E quindi viene a contatto con culture e lingue molto diverse tra loro.
Sami Salem continua a guardare l’orologio. Sono passate da poco le quattro del pomeriggio e deve andare a prendere le figlie a scuola (rigorosamente pubblica). Mi chiede di accompagnarlo, ma prima sparisce per 5 minuti. Torna vestito in jeans, camicia e occhiali scuri. Sembra un’altra persona. Glielo faccio notare e si fa una risata.
Dove immagini il futuro delle tue bambine?
Amo questa città. E certo spero che le mie figlie possano crescere qui in Italia, che considero ormai la mia nazione. Quindici anni fa sono venuto in Europa per studiare, ma ho anche deciso di mettermi al servizio dei musulmani che ci vivono e mi trovo bene.
Testo di Dario Paladini
Foto di Antonella Di Girolamo
Sami Salem
Nato nel 1967 a Al Mansoura (Egitto), città sul delta del Nilo a un centinaio di chilometri da Il Cairo, è in Italia da 15 anni. Vive a Roma, con la moglie e le quattro figlie (nella foto, Amina, sette mesi). È l’imam della moschea della Magliana.
Sin da piccolo volevo fare l’imam e mi sforzavo di imparare a memoria il Corano. Il primo sermone l’ho tenuto a 17 anni.











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