Tra musica a tutto volume e luci al neon, salgono sul palco, uno alla volta. Uomini, donne, drag queen, ballerine. Ma l'apparenza, come ci ricorda "Variabili umane", lo spettacolo della compagnia Atopos, a volte può ingannare. E nessuno, in realtà, è ciò che sembra. A cominciare dagli attori che in questo caso nella vita fanno (e sono) tutt'altro. "Questo progetto è iniziato un anno fa, in un bar di Milano, con un laboratorio -dice Marcela Serli, regista argentina che ha preso casa a Trieste-. L'idea era di aprire il teatro a tutte quelle persone in cerca della propria identità sessuale". Ad affiancarla in questo lavoro, la creatività e la sensibilità del drammaturgo Davide Tolu, transgender, e la professionalità di Irene Serini, attrice.
"Gli incontri sono stati per tutti un momento liberatorio -racconta Marcela, da sempre impegnata in opere di tema civile-: i partecipanti hanno trovato il coraggio di interrogarsi sul loro orientamento sessuale, di riflettere sul loro corpo, di parlare di sofferenze e sentimenti". Un'esperienza e un'intimità che sono via via cresciute, fino a dar vita a una pièce teatrale in cui a raccontare, in esilaranti "scene di ironico strazio", la loro quotidianità sono 11 persone che stanno affrontando il percorso per cambiare sesso. O lo hanno già fatto. Gente comune, come Corrado, alias Laura, formatore aziendale, o medici come Maxine. C'è anche Antonia, operatrice dello sportello Ala onlus di Milano, associazione di volontariato che si occupa di donne e uomini transessuali. Ma anche impiegati, disegnatori e quattro attori professionisti che recitano, cantano, si scambiano battute e improvvisano passi di danza, accompagnati dalle risate e dalla commozione degli spettatori. Riuscendo ad abbattere ogni stereotipo su gay, lesbiche e trans e rivendicando un diritto fondamentale: quello di essere guardati senza "morbosità". "Non sono individui malati -continua la regista-, sono alle prese con un'anima nata in un corpo sbagliato. E lottano per una vita normale".
"Variabili umane" si rivela così un autentico coming-out collettivo, e i consensi non mancano né da parte del pubblico che li ha seguiti nei festival estivi (Mixitè e Teatro civile festival), né dalla critica che ha assegnato loro il premio Cappelletti 2010. "Alla fine -conclude la regista- non portiamo in scena altro che il desiderio di essere amati".
La compagnia Atopos organizza spettacoli e laboratori in tutta Italia. Dal 17 al 20 novembre saranno all'Atir di Milano, dove celebreranno "La giornata contro la trans
fobia". Per informazioni, atoposlab.blogspot.com oppure 347 - 45.34.696.
Testo: Rosy Battaglia










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