L'editoriale
Lasciateci entrare
L'editoriale del Direttore. Terre di mezzo n° 034, aprile 2012.

È la quarta volta che accade in poco più di un anno. Prepariamo la domanda su carta intestata, inviamo il fax in Prefettura e attendiamo l'autorizzazione a entrare. E ci viene rifiutata. Ogni volta la stessa procedura, per una richiesta che, da giornalisti, ci appare legittima: entrare in un Cie e raccontare come si vive in quello che per la legge italiana è un centro di identificazione ed espulsione. Una sorta di "parcheggio", in cui si verifica l'identità di una persona trovata sprovvista di permesso di soggiorno e, nel caso, si organizza
il suo rimpatrio. Una procedura che può durare dai sei ai diciotti mesi e costare fino a 10mila euro (Dossier Caritas Migrantes 2011).
A Torino la nostra giornalista, Ilaria Sesana, c'era andata vicino: insieme a una collega della Rai regionale era stata accolta da Prefettura, Questura ed ente gestore. Tutto liscio, finché non era arrivata al dunque: "È possibile visitare la struttura e intervistare qualcuno?". Il massimo consentitole è stata una ripresa dall'alto: dieci secondi, anche meno. In via Corelli a Milano non è andata meglio. Ma a lasciarci interdetti è stata la risposta arrivata dalla Prefettura: "A seguito di disordini avvenuti di recente, la struttura presenta alcune parti inagibili, che hanno reso necessario l'avvio di lavori di sistemazione per i danni causati nella circostanza. Il ministero dell'Interno ha perciò espresso parere che, per prevenire il ripetersi di nuovi episodi, per il momento non possa essere consentito l'ingresso nella struttura ad estranei".
Come dire, l'informazione fomenta rivolte.
Quindi, non è benvenuta.
Questa volta, cari lettori, a indignarvi dovreste essere voi. È o no un diritto sapere che cosa accade nelle nostre città e con soldi pubblici? Noi,
crediamo di sì.

 

Elena Parasiliti

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