L'editoriale
Domande coraggiose
L'Editoriale del Direttore. Terre di mezzo n° 30, dicembre 2011.

Apprezzo sempre chi ha il coraggio di chiedere. Perché in una domanda è sempre insita una possibilità, non necessariamente una risposta. Troppi i nostri limiti, troppa la nostra ignoranza. Semmai la domanda apre al confronto. E condividere le proprie idee, ammesso che si sappia ascoltare, equivale a costruire un pezzetto di strada comune. Immagino che a Silvia sia costato fatica alzare la mano, prendere il microfono, dar volto e voce ai propri pensieri. Tutto sotto lo sguardo di un centinaio di compagni di scuola dai 16 ai 18 anni. Come lei, allievi dell'Istituto tecnico don Milani di Montichiari (Brescia).
"Si parla di rieducazione, di non buttare via la chiave. Ma come posso pensare che un detenuto che ha commesso un reato contro mio figlio o mia sorella un giorno abbia una seconda vita?". Parole che cadono come sassi. E rischiano di provocare voragini. Ma sono state dette e come
tali, qualcuno può raccoglierle.  
Accanto a me, Ornella si piega. Lei che di ragazzi ne incontra migliaia in un anno, che di domande così ne raccoglie una al giorno, inizia un dialogo fatto di esempi e silenzi. Non distrugge i 17 anni di Silvia, non le domanda da dove vengano certi pensieri, non stigmatizza, non cerca difese. Danza, stando al suo passo. E la immagino fare altrettanto con i suoi detenuti . A Padova, nella redazione di Ristretti orizzonti. Quando si lasciano, hanno entrambe
uno sguardo più sereno. Silvia si siede, leggera. Senza il peso di una domanda da portare di nuovo in classe.
La stessa sensazione che ho provato leggendo questo numero di Terre, insieme a un sentimento che non so definire ma che chiamerei "riconciliazione". Perché anche dove la vita pacificata non è -purtroppo in Italia siamo esperti di conflitti sociali-, qualcuno si sta ponendo delle domande. E qualcun altro sta danzando con lui.

Elena Parasiliti

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