L'editoriale
L'ingiusta manovra
L'Editoriale del Direttore. Terre di mezzo n° 28, ottobre 2011.

 

Da questa crisi economica non usciremo da soli. È impensabile. E nemmeno lo faremo attraverso piccoli (grandi) soprusi contro i più deboli. Ma grazie all’equità e alla solidarietà. Per questo considero miope l’atteggiamento del nostro Governo che, tra i punti della manovra salva Italia, ha inserito una tassa sui risparmi che gli immigrati (irregolari) inviano ai familiari rimasti nel Paese d’origine: le cosiddette rimesse.

Per legge, gli istituti bancari e le agenzie di money transfer dovranno applicare infatti un' imposta di bollo del 2 per cento sulle operazioni che riguardano il trasferimento di denaro da parte di persone che non siano munite di codice fiscale e matricola Inps. Un “piccola” percentuale che va ad aggiungersi a quel 10 per cento che già i money transfer applicano a ogni commissione.

A salvarci, dunque, saranno i lavoratori irregolari. Ancora una volta. Siamo di fronte a un’ingiustizia. A quella che Luigino Bruni, docente di Economia politica alla Bicocca di Milano, sulle pagine di Avvenire ha definito una “Tobin tax all’incontrario”. Invece che tassare seriamente le transizioni finanziarie degli speculatori, mettiamo le mani nelle tasche dei più poveri, di chi cura i nostri cari e chi contribuisce con il suo lavoro alla produttività nostro Paese.

Non ci bastava costringerli a vivere nella clandestinità. Tassiamo persino le loro speranze. Perché quei soldi, racimolati a costo di rinunce e sacrifici, dall’altra parte del mondo, nell’Europa dell’Est come in Africa o Asia, rappresentano la possibilità di vivere, studiare, curarsi, costruire un futuro. Colmare una diseguaglianza. 

Per colpa di un piccolo comma, passato quasi inosservato, abbiamo perso una grande un’opportunità. Eppure qualcuno un’alternativa l’aveva anche indicata: “La regolarizzazione degli immigrati -ha scritto il portale Stranieri in Italia- garantirebbe al nostro stato 3 miliardi di euro l’anno”. Sarebbe stato un tesoretto, per noi e per loro.

 

Elena Parasiliti

 

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