Gli abiti sono sospesi nell'aria, appesi con dolly pegs a fili talmente sottili da risultare trasparenti. Sono fermi, ma evocano movimento, vento, aria, libertà. Tessuti flessibili alle movenze del corpo, fogge ampie, all'orientale, gonne lunghe impreziosite da decorazioni floreali vivaci ed ammalianti. Ma soprattutto da frammenti di stoffa: tovaglie, vecchi coprirete, camicie custodite nel tempo da zie e nonne.
Sono il marchio di fabbrica di "Silente", un progetto ideato da Francesca Iaconisi, 28 anni, leccese trapiantata a Rimini, dove ha frequentato i corsi di laurea in moda dell'università di Bologna. "I miei abiti sono frammenti di mondo -racconta-: ogni pezzo di stoffa rievoca sensazioni, emozioni, sguardi. Li ho recuperati vagando per mercatini, in Italia e all'estero".
A questa ricerca, tutta personale, si sono aggiunti poi i materiali di scarto, scampoli, bottoni e cerniere, messi a disposizione da un'azienda di Rimini, la Vulpinari. "La titolare, Gabriella, ha notato la mia mini collezione esposta negli spazi di Reedo, un negozio sperimentale, fondato dagli studenti universitari -ricorda-. Da lì è nata la nostra collaborazione".
Pezzi unici, per chi li produce. Ma anche per chi li incontra e decide di acquistarli (online su dressspace.com, prezzi tra i 70 e 200 euro). "È il capo che scegli e che utilizzi per anni, ti segue e cresce con te, custodisce i tuoi ricordi, le tue emozioni, e non puoi farne a meno". Lontano anni luce dalla logica dell'usa e getta, Francesca propone la sua teoria dell'abito come "oggetto d'affezione, realizzato con cura e lentezza, con materiali di qualità che vengono dal passato, e continuano a vivere". Vestiti senza tempo, capaci di racchiudere tra le pieghe un universo di storie. E di raccontarle in una bustina, legata ad un lembo di stoffa: "Il tessuto della cintura l'ha comprato la mia sorellina in un mercato rionale a Casablanca, la gonna l'ho ricavata da una tovaglia della nonna Giuseppina", si legge nell'etichetta.
Tra tanti racconti, rimane una curiosità: quel nome che evoca silenzio. "Durante le danze delle tarantate o le passeggiate nei mercatini, coglievo lo sguardo di chi, come me, esprime il suo vivere zingaro anche nel modo di vestire. Ci si riconosce, è uno sguardo che parla tacendo. Silente, caratteristica di ogni mia creazione". (Per info: silente.posterous.com).
Testo di Chiara Macchia










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