Critical fashion
So critical, so fashion!
A Milano, il primo evento italiano interamente dedicato alla moda critica.

Se non è critico, non lo indossiamo. Potrebbe essere il mantra del pubblico di "So critical, so fashion", il primo evento italiano interamente dedicato alla moda critica organizzato da Terre di mezzo eventi e da Isola della moda.

La settimana in calendario dal 27 settembre al 2 ottobre all'ArtGate 22 di via Alserio 22 a Milano (quartiere Isola) vuole promuovere imprese di qualità e attente all'ambiente, giovani marchi indipendenti e progetti stilistici socialmente responsabili, raccogliendo e sviluppando l'esperienza pilota di Critical fashion, sezione speciale della fiera "Fa' la cosa giusta!", che nell'edizione 2010 è stata visitata da 65mila persone. "Finora si è parlato di moda critica soltanto per i materiali -dice Chiara Righi, responsabile del progetto Critical fashion di Fa' la cosa giusta!-. Noi invece vogliamo declinare in modo critico tutta la filiera della moda: è questa la novità".

Tante le ditte e i laboratori di moda critica che saranno presenti con uno stand all'evento, tra gli espositori ci saranno: Caira Design, Campeche, Crespi 1797, Cristina Barcellari e Liliana Broussard, Ctm Altromercato, Ecologina, Estel Fashion, Ghostzip, Giunone Couture, Individuals, Lavgon, MeDeA, Mieko, Mitzica, Moku, Riciclabò, Seed, Shamat, The Love Box, 13 Ricrea.

La cooperativa sociale di Mani Tese porterà in passerella i capi realizzati da M'Lop Tapang, una Ong cambogiana che da anni collabora con Mani Tese per il sostegno ai bambini di strada e il loro reinserimento nelle famiglie d'origine, attraverso progetti di formazione e attività generatrici di reddito per le madri. Garantire un reddito autonomo e adeguato alle madri, infatti, significa aumentare anche il livello di sicurezza e protezione dei bambini stessi. Abiti e accessori realizzati dalle madri di M'Lop Tapang vengono venduti attraverso il loro negozio e tramite i partner internazionali come Mani Tese.

Ci sarà spazio anche per la collezione primavera/estate 2011 di "Fair Trade Fashion", la linea di abbigliamento e accessori equosolidale di Ctm Altromercato. La sfida, in questo caso, è "vestirsi bene" con un valore aggiunto dato da filiere produttive trasparenti, utilizzo di materiali naturali, lavorazioni artigianali, rispetto dei diritti dei lavoratori e dell'ambiente, per capi che rispecchiano la tradizione e la cultura dei produttori di Asia e America Latina. Un paio d'esempi? Le magliette in jersey di cotone di Cadena Textile Solidaria e le borse ottenute dal riciclo delle "fish bag", i sacchi di plastica utilizzati nei mercati vietnamiti per trasportare gli alimenti, realizzate dalla società Mai Handicraft, che realizza progetti educativi e di sostegno per le donne svantaggiate e le minoranze etniche del paese.

Altra esperienza interessante è quella di "Made in carcere", che produce accessori di moda (tra cui sacche, fasce, cappelli, etc.) utilizzando due risorse che troppo spesso vengono considerate inutili: i detenuti e le stoffe di scarto. "Made in carcere", progetto della cooperativa sociale Officina Creativa di Lecce, ha iniziato la sua avventura nel 2008 e oggi impiega 25 persone (tra cui 18 detenute ed ex detenute delle carceri di Lecce e Trani). Tutti i prodotti di "Made in carcere" sono progettati anche dalle detenute stesse, che prendono parte ad ogni passaggio della produzione. La gamma dei prodotti è distinta in "package", cioè buste per la spesa in stoffa, e "urban fashion": prodotti fatti con scarti di stoffe pregiate.

"Sono felice che anche a Milano ci sia un evento così, come accade ormai da anni a Londra, Parigi, Berlino -dice la stilista Marina Spadafora, direttore creativo di Cangiari, giovane maison creata dal consorzio sociale Goel che dà lavoro a piccoli laboratori artigianali in Calabria e Sicilia, impiegando personale svantaggiato e lottando contro la mafia-. È un'iniziativa dovuta, perché la moda critica è un movimento culturale di enorme importanza in questo momento storico".

 

TESTO: Andrea Rottini

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