Per capire che cos'è "The Hub", il nuovo incubatore di imprese sociali aperto a Milano, conviene affidarsi ai racconti che accolgono il visitatore quando varca la soglia dell'open space di via Paolo Sarpi.
Luca, esperto di marketing, non ne poteva più delle logiche aziendaliste e del profitto a ogni costo. Ecco perché ha deciso di lasciarsi tutto alle spalle e buttarsi in una nuova idea di pubblicità: più vicina alle esigenze delle persone che ai guadagni. Seduto davanti al suo portatile, cercando di dare forma ai pensieri, si è ritrovato gomito a gomito con Davide e Paolo: giovani programmatori fuggiti da un'agenzia di comunicazione per inseguire il sogno di un web design sostenibile. Basta un incontro nel posto giusto, al momento giusto, e il lavoro si trasforma in un progetto inedito, da scrivere a sei mani.
Storie di ordinaria contaminazione che arrivano da questo loft di 500 metri quadrati inaugurato all'inizio dell'anno, a due passi dal Cimitero monumentale, nel cuore della Chinatown meneghina: uno spazio di aggregazione informale e colorato che ospita start up sociali -realtà che muovono i primi passi nel mondo dell'imprenditoria- e operatori del terzo settore con un'idea nel cassetto.
Come un coworking "tradizionale", anche The Hub mette a disposizione di chi non ha una postazione fissa scrivanie e connessioni internet wi-fi. Ma per accomodarsi ai grandi tavoli della "sala delle nuvole", fermarsi a chiacchierare sui divani verdi della "sala del giardino" o mangiare qualcosa nell'accogliente cucina rossa ci vogliono requisiti ben definiti. "Chi vuole entrare nel network di The Hub deve dimostrare di condividere un preciso set valoriale", spiega Alberto Masetti Zannini, che con Federica Scaringella e Nicolò Borghi ha avviato la prima esperienza italiana: "Deve credere nella sostenibilità economica, ambientale o sociale e trasformare questi concetti in un progetto concreto". Sotto il tetto di via Sarpi, la parola d'ordine è una sola: collaborazione. "Siamo come un alveare -aggiunge Alberto- una piattaforma comune in cui far circolare contatti ed esperienze, se serve anche con il settore privato: solo così l'imprenditoria sociale potrà tentare il grande salto e non restare per pochi addetti ai lavori".
Milano diventa così una delle 20 città nel mondo che dopo Londra, dove la formula di The Hub è nata nel 2005, hanno deciso di raccogliere la sfida. E la culla delle imprese sociali funziona, come dimostrano i casi di "Unpackaged", negozio di alimentari fondato nel 2006 sotto il Big Ben che vende solo cibo sfuso, e "Frank water", un progetto per la diffusione dell'acqua potabile nelle zone colpite da emergenza idrica. Mentre in Italia, visto l'interesse (a The hub Milano hanno già aderito una cinquantina di imprese, ndr), si stanno attrezzando Roma e Rovereto, in provincia di Trento.
Per diventare membri è possibile scegliere la formula per utenti fissi o la membership a ore. La prima modalità, definita "Anchor desk", è studiata per gruppi di due, tre o quattro persone e costa dai 492 ai 775 euro al mese. I prezzi, iva esclusa, comprendono postazioni personali, l'accesso alla piattaforma on line, una casella postale e un piccolo magazzino, oltre all'utilizzo gratuito delle sale riunioni per otto ore al mese. I prezzi dei pacchetti a tempo, invece, non prevedono l'utilizzo di una scrivania personale e variano in base alle ore trascorse in sede: si va dall'"Hub connect", cinque ore al mese a 17 euro a persona, fino all'"Hub unilimited", 325 euro al mese senza limiti di orario.
TESTO DI VALERIA RAIMONDI











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