Quando i primi l'hanno ricevuta, hanno pensato a un errore. Ma poi uno dopo l'altro, tutti i condomini di due stabili di via Padova, a Milano, si sono visti notificare una multa di 450 euro. Il motivo? Non aver comunicato al Comune, entro 15 giorni dall'emanazione dell'ordinanza sicurezza, "l'esatta ubicazione dell'immobile" e il numero di abitanti dell'appartamento. Inutile spiegare ai vigili che l'immobile, se si chiama così, è perché sta sempre fermo e quindi la sua "ubicazione" è già nota al Comune; come noti sono gli abitanti, che risultano dall'anagrafe. Inutile dire anche che "nessuna persona di normale diligenza" poteva sapere della decorrenza di questo termine-capestro di appena 15 giorni.
Ma questa è solo l'ultima delle molte follie della stagione delle ordinanze sulla sicurezza urbana, consentite dall'ampliamento dei poteri dei sindaci previsto dal Pacchetto sicurezza del 2008. Poteri che molto spesso sono divenuti un'arma contro i più poveri (e gli stranieri): a loro, il divieto di chiedere l'elemosina, di stazionare sulle panchine, di giocare a cricket o di sdraiarsi sui muretti. Il 7 aprile la Corte costituzionale ha decretato la fine della ricreazione per i sindaci. I giudici hanno stabilito che i divieti di fare l'una o l'altra cosa possono essere imposti solo dalla legge e non dalla fantasia del primo cittadino. Solo in casi eccezionali la legge può delegare loro qualche potere in merito. Inoltre, la norma che conferiva questi poteri sarebbe incostituzionale: viola il principio di uguaglianza fissato dall'articolo 3 della Costituzione. Non si può essere più o meno liberi a seconda che si abiti in via Padova o in corso Sempione, a Brescia o a Palermo.
Testo di Alberto Guariso










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