Nel novembre dell’anno scorso un gruppo di immigrati è salito su una gru a Brescia e su una torre a Milano per protestare contro la “sanatoria truffa”, che prevedeva la regolarizzazione solo di colf e badanti. Le loro ragioni sono ancora valide, anche se la protesta è finita. Peccato che nessun politico voglia ascoltarli: potrebbe imparare almeno due cose.
La prima è che ogni sanatoria suscita attese spasmodiche nelle persone che già vivono situazioni drammatiche, vittime poi di una quantità incontrollabile di illegalità e di ricatti. Così è andata anche questa volta: badanti che hanno dovuto pagarsi a caro prezzo la regolarizzazione accanto a migranti che facevano altri mestieri, ma cercavano di comprare il diritto alla sanatoria da truffatori. Decine di muratori e operai hanno ottenuto il permesso di soggiorno come badanti, mentre tanti altri che davvero accudiscono bambini e anziani sono rimasti nella clandestinità. Un governante saggio avrebbe preferito fare una riforma della legislazione piuttosto che arrivare a questo disastro della legalità.
Secondo: se proprio bisogna fare una sanatoria, che almeno la si faccia senza le ingiustizie di cui era stracolma quella del 2009. La più clamorosa è, appunto, l’esclusione dei lavoratori diversi da colf e badanti, ma la più folle è che sono state respinte le domande di quelli condannati per clandestinità. La sanatoria riguarda infatti chi è già in Italia irregolarmente: non si capisce quindi che differenza ci sia tra chi è stato condannato e chi invece no solo perché non è mai incappato in qualche controllo. Il problema è che di questi tempi cose ragionevoli in materia di immigrazione ve ne sono poche.
TESTO: Alberto Guariso










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