Ci potevano essere molti modi per venire a capo della vicenda della scuola di Adro, disseminata di simboli del Sole delle Alpi dal sindaco leghista Oscar Lancini. Si poteva sperare nella forza delle istituzioni (c'era stato un richiamo del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano) o nella ragionevolezza. C'è voluto invece l'intervento di un giudice del lavoro di Brescia, Gianluca Alessio che, su ricorso del sindacato degli insegnanti Flc-Cgil, ha ordinato al Sindaco la rimozione dei simboli. Il magistrato ha applicato -in assenza di leggi precise in materia- una direttiva comunitaria (la n. 78 del 2000) che vieta nei luoghi di lavoro la "discriminazione per convinzioni personali" nei confronti dei dipendenti.
Nella sentenza viene stabilito che è un diritto dei docenti lavorare in un ambiente neutrale, perché solo questo garantisce la libertà di insegnamento e l'autonomia del percorso educativo. Tanto più in un territorio, quello bresciano, con una forte presenza di stranieri. Il rischio, infatti, era che tutti quei simboli della Lega Nord diventassero un ostacolo alla convivenza tra alunni di culture diverse. Il giudice, inoltre, ha ordinato al Sindaco di Adro di issare davanti all'istituto solo le bandiere italiana ed europea e, soprattutto, di affiggere nella scuola il testo integrale della decisione, che resterà a disposizione di studenti, docenti e genitori, come segno di un insegnamento più grande.
Ogni conflitto, per quanto aspro e assurdo possa essere, ha una sua fine che si traduce in una regola nella quale tutti si devono riconoscere, per ricostruire le basi di una convivenza più solidale. E, per la scuola, la regola non può che essere quella della laicità e dell'apertura al confronto.
Testo di Alberto Guariso










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