Avvocati per niente
Alloggi impopolari
Il Comune di Milano aveva offerto a 25 famiglie rom appartamenti Aler sfitti. Poi ha cambiato idea: "Ai rom nessuna casa popolare". Ma gli alloggi erano stati finanziati dal piano del ministero dell'Interno con 300mila euro.

Quando leggerete questo articolo, la vicenda dei 25 alloggi popolari "dati ai rom" a Milano, forse, sarà risolta. Per chi non è milanese ne faccio un breve riassunto. È una storia con una sua piccola (o grande) morale: la legalità e il rispetto delle regole sono una gran bella cosa, ma spettano sempre agli altri.
Nel marzo di quest'anno, il Comune di Milano decide di chiudere i campi autorizzati di via Triboniano e via Novara. Dove sistemare le 150 famiglie che li abitano? Per 25 di loro Comune, Prefettura, Casa della carità e Caritas trovano la soluzione: alloggeranno per un anno in appartamenti Aler rimasti finora sfitti, perché inagibili, e saranno seguite da volontari che le aiuteranno a diventare autonome e a trovare una casa nel mercato privato. In luglio Prefetto, Sindaco, associazioni e le 25 famiglie sottoscrivo i contratti di affitto. Caritas e Casa della carità iniziano la ristrutturazione. A fine settembre, però, Lega e Pdl, partiti della Giunta Moratti, insorgono: i rom così scavalcano migliaia di famiglie in lista d'attesa. Interviene il ministro dell'Interno, Roberto Maroni: "Ai rom nessuna casa popolare". Obbedienti, Sindaco e Prefetto si accodano.

La verità è che le istituzioni si sono rimangiate la parola. Gli alloggi non cadevano dal cielo, ma facevano parte del piano "emergenza Rom" proposto dal Ministro che prevedeva lo stanziamento di 300mila euro per sistemare case del patrimonio pubblico e assegnarle, in deroga alle ordinarie graduatorie, alle associazioni che si assumono la responsabilità di gestire i progetti di reinserimento sociale dei rom. Dunque nessun "non-rom" rischiava di venir "scavalcato". Senza quei soldi, gli appartamenti sarebbero rimasti vuoti. Inoltre, il meccanismo della "assegnazione in deroga", è previsto (per un massimo del 5 % del patrimonio) da una legge regionale (n. 1/04 art. 26) ed è utilizzata per trovare soluzione a casi urgenti.
Che fine hanno fatto i contratti firmati da Sindaco e Prefetto? Pacta sunt servanda, dicevano gli antichi Romani e si illudevano che su ciò si reggesse la civiltà. Sciocconi! Volete mettere come è più frizzante una società dove all'urlo di "i rom vi rubano le case" ci si può contendere un pacchettino di voti?

Testo di Alberto Guariso

 

 

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