Si litiga da tempo sui "bonus bebè nazionalisti". In molti Comuni del Nord la parola d'ordine "prima i nostri" diventa spesso "solo i nostri" e così, con la scusa della scarsa natalità delle coppie nostrane, le amministrazioni aiutano solo quanti, magari benestanti, possono esibire il certificato di fedeltà alla nazione. Eppure la legge vieta simili comportamenti. I giudici infatti hanno sempre ordinato alle Giunte comunali di estendere il bonus anche ai residenti con cittadinanza straniera. Ma non mancano i casi paradossali, come quello di Tradate (Va), dove il requisito richiesto per la concessione del bonus bebè è la cittadinanza italiana di entrambi i genitori.
Dal momento che la legge prevede che per essere "cittadini" basta avere un solo genitore italiano, sarebbero esclusi persino bambini "italianissimi". E non solo: la limitazione diventa una specie di sanzione per quei cittadini che hanno sposato uno straniero. In altre parole, si incentiverebbero così i matrimoni nazionali a discapito di quelli misti, in palese contrasto con un diritto sancito dalla Costituzione: quello di sposare chi si vuole, senza per questo essere discriminati. E non è finita: secondo quanto si legge sul sito del Comune, il bonus viene consegnato durante la "Festa del bambino". Dunque oltre il danno, la (tragica) beffa: si consegnano 500 euro in base al colore della pelle. Una scena da apartheid.
Anche questa volta, su richiesta di alcuni abitanti di Tradate, ci siamo rivolti insieme ad altre associazioni al giudice. Tra le sanzioni accessorie, gli abbiamo chiesto che il Comune si impegni a organizzare ogni anno una "Festa dei bambini di tutto il mondo". Bimbi di ogni colore preparatevi: tra poche settimane, andiamo a Tradate.
TESTO DI ALBERTO GUARISO











OKNOtizie
Segnalo
Diggita
Delicious
Facebook
