Avvocati per niente
Gli immigrati e il gioco dell'oca
La concessione del permesso di soggiorno a chi ha partecipato alla sanatoria di settembre è legata alla fortuna. Essere stato fermato, arrestato (o meno) dopo l'espulsione.

Per ottenere il permesso di soggiorno non basta essere in possesso dei requisiti richiesti dalla legge (visto d'ingresso, nulla osta, lavoro, casa, etc.): l'immigrato deve avere anche tanta pazienza e sopportare le lunghe file in Questura per la presentazione dei documenti e i tempi biblici previsti per il ritiro. Ma, a volte, anche la pazienza non sembra sufficiente, ci vuole anche tanta fortuna. In uno Stato democratico la legge dovrebbe essere certa ed uguale per tutti, come stabilito dall'articolo 3 della Costituzione italiana.

Eppure, secondo l'interpretazione del ministero dell'Interno (circolare 1843 del 17/3/2010), la legge che regola la sanatoria per colf e badanti, approvata nell'agosto dello scorso anno, non consentirebbe il rilascio del permesso di soggiorno a chi ha subìto un'espulsione ed è stato condannato per non aver eseguito l'ordine del Questore di lasciare l'Italia entro cinque giorni. Ma lo concederebbe invece a chi ha subìto identica espulsione, non ha abbandonato (allo stesso modo) il territorio nazionale entro cinque giorni, ma ha avuto la fortuna di non essere stato fermato, arrestato e condannato per quel reato.
Si tratta, evidentemente, di una soluzione inaccettabile perché ingiusta e totalmente irragionevole. In questo modo il confine tra vita regolare e clandestinità diventa sempre più incerto e l'esistenza dei cittadini stranieri si trasforma in un tormentato gioco dell'oca.
Ci sono tutte le premesse per una nuova battaglia legale, analoga a quella che avevamo sostenuto (e vinto) per la sanatoria del 2002 che, in modo altrettanto ingiusto, negava il permesso a chi era stato denunciato, e non ancora condannato, per determinati reati. 

TESTO SCRITTO DA STEFANO ZUCCALI

 

 

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