Immagina che il Tribunale dei minori, dopo avere ben valutato la tua situazione di papà straniero con due figli piccoli, ti abbia rilasciato un permesso di soggiorno per star loro vicino (secondo quanto prevede l'art. 31 del Testo unico sull'immigrazione). Puoi vederli crescere giorno per giorno, abbracciarli se piangono, giocarci a palla, accompagnarli a scuola e veder cambiare le loro facce e i loro corpi. Immagina, però, che il Pubblico ministero di quello stesso Tribunale impugni il tuo permesso e che la Corte d'appello lo annulli, specificando che te lo possono concedere solo se c'è un grave pericolo per la salute dei tuoi figli.
La Corte d'appello non considera l'importanza per dei bambini di crescere accanto ai genitori, di ascoltare le loro parole e le favole prima di addormentarsi. Che importa se mamma o papà sono dall'altra parte del mare?
Immagina allora che contro la decisione della Corte d'appello proponi ricorso in Cassazione e i giudici, per fortuna, riportino la questione nella dimensione dei diritti civili, quelli garantiti dalla Costituzione e validi per tutti i bambini. "Non può ragionevolmente dubitarsi -scrivono i giudici-, che per un minore, specie se in tenerissima età, subire l'allontanamento di un genitore costituisca un sicuro danno che può porre in serio pericolo lo sviluppo psicofisico, armonico e compiuto".
Immagina che adesso sei lì, davanti ai cancelli della scuola, con un mezzo sorriso incredulo sulle labbra e in tasca un permesso ex art. 31, in attesa del suono della campanella. Poi però la Corte di Cassazione, per un altro caso simile, emette una nuova sentenza che nega il permesso di soggiorno. A te è andata bene, ma tremi all'idea che sei scampato a una specie di roulette russa.
TESTO DI MARINA INGRASCI'











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