Avvocati per niente
Calcio... libera tutti
Edmundo, promessa della nazionale togolese e rifugiato politico in Italia, ha fatto causa alla Figc. Oggetto del contendere, il permesso di soggiorno.

Ogni domenica mattina, nei parchi di molte città, si assiste alla stessa scena: compaiono pali smontabili, coni segna-angoli arancioni e voilà, parte il calcio multietnico. Insulti, suggerimenti tattici ed esultanze gridate in tutte le lingue. Per qualche ora va in onda quell'integrazione assoluta che lo sport quasi sempre garantisce.
Anche in questo campo c'è una norma di legge. L'articolo 6 del Testo unico sull'immigrazione ha un piccolo comma che è rimasto identico dal 1998, passando indenne tra tutte le modifiche dei vari pacchetti sicurezza: per lo svolgimento di "attività sportive a carattere temporaneo" non può mai essere richiesto il permesso di soggiorno. Insomma libero calcio per tutti, regolari e irregolari.
Già ma che succede se dalla partitella domenicale si passa ai campionati dilettantistici? Sembrerebbe logico tenere ben fermo il principio dello sport per tutti. Secondo la Federazione italiana gioco calcio (Figc), invece, non è così: non solo ci vuole il permesso di soggiorno, ma deve valere almeno fino alla fine del campionato.
Accade così che Edmundo, promessa della nazionale giovanile del Togo, da due anni in Italia, la domenica non possa essere convocato nella squadra per cui gioca.
Una storia, la sua, piuttosto comune. In Togo il clima politico è cambiato improvvisamente e ne sono nati scontri sanguinosi, per questo Edmundo è scappato dall'Africa, in cerca di un Paese che potesse garantirgli sicurezza. Ora ha in corso la causa per il riconoscimento della protezione umanitaria in Italia e, nel frattempo, la Questura gli rilascia soltanto permessi di soggiorno validi per tre mesi.
Inutile spiegare alla Figc che alla scadenza dei tre mesi il permesso viene comunque obbligatoriamente rinnovato e che dunque non vi è alcun pericolo che scenda in campo un "clandestino".
I padroni del calcio sono inflessibili. Per difendere i diritti di Edmundo ci siamo rivolti al Tribunale di Milano. Quando arriverà la decisione del giudice, forse, di partite ne resteranno poche. Ma il momento in cui Edmundo potrà finalmente tornare sui campi da gioco sarà comunque una grande vittoria. Almeno del buon senso.

Testo di Alberto Guariso

 

 

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