“Noi della Giunta abbiamo fatto il nostro dovere: non abbiamo mai dato soldi agli immigrati, non abbiamo mai costruito moschee, non abbiamo costruito case popolari per evitare che loro finissero primi in graduatoria. E i cittadini faranno il loro? Non rendete vani i nostri sforzi: chi ama Gerenzano non vende e non affitta agli extracomunitari. Altrimenti avremo il paese invaso da stranieri e avremo sempre più paura a uscire di casa!”.
Gli abitanti di Gerenzano, 10mila anime in provincia di Varese, hanno pensato a uno scherzo leggendo le parole dell’assessore alla Sicurezza, Cristiano Borghi, sul bollettino del Comune. Com’è possibile che un amministratore locale, che giura fedeltà ai valori di solidarietà e uguaglianza scritti nella Costituzione, possa pronunciare frasi del genere? Invece era proprio così: e perché nessuno se lo lasciasse sfuggire, il proclama è stato pubblicato anche sul sito del Comune.
Un gruppo di cittadini ha deciso allora di manifestare il proprio dissenso e ha chiesto un intervento riparatore all’assessore, che per ora non ha dato segni di ravvedimento. Per fortuna il suo invito sembra avere avuto pochi effetti: a Gerenzano gli stranieri vivono senza difficoltà, segno che il fanatismo (spesso) resta solo una voce al vento.
Ma, se l’effetto pratico è quasi nullo, ciò significa che un amministratore può seminare germi di intolleranza? I cittadini hanno così deciso di intraprendere un’azione civile contro la discriminazione. È una procedura prevista dal Testo unico sull’immigrazione che consente al Giudice di intervenire tutte le volte che viene reso difficile l’accesso dello straniero all’alloggio, all’occupazione o ai servizi sociali. Ora al Tribunale di Milano è depositato un ricorso di Avvocati per niente e di alcuni gerenzanesi: insieme per mettere un freno all’intolleranza. In attesa della decisione del Giudice. (Alberto Guariso)











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