Loretta Napoleoni
Il futuro in un tweet
TdM n° 032, febbraio 2012 / Tra le imprese che offrono maggiori potenzialità ci sono quelle che operano nei social network. Tra queste, c'è sicuramente Twitter: creata nel 2006 a San Francisco da 10 soci, appartiene a un'élite di imprese che potremmo definire di seconda generazione...

Uno dei problemi dei grandi investitori sono le scarse opportunità presentin el settore finanziario che oggi esprime un
mercato troppo volatile, terreno fertile per gli speculatori. Ma anche nell'economia reale non è facile trovare investimenti che generino i rendimenti ai quali ci eravamo abituati negli anni '90 e in gran parte dei Duemila.
Tra le imprese che offrono maggiori potenzialità ci sono quelle che operano nei social network, ma anche in questo campo bisogna stare attenti poiché sono poche quelle che riescono ad imporsi a livello globale. Tra queste, c'è sicuramente Twitter: creata nel 2006 a San francisco da 10 soci, appartiene a un'élite di imprese che potremmo definire la seconda generazione dei social media, società che si sono imposte negli ultimi cinque anni offrendo un sistema di comunicazione innovativo. Twitter è allo stesso tempo un mini blog e un notiziario: con più di 200 milioni di utenti, è considerata la vera rivale di Facebook poiché non solo offre lo scambio interpersonale ma ha un fortissimo connotato politico. Non è un caso che tutti i movimenti di protesta del 2011 abbiano fatto grande uso di questo strumento che, come Facebook, utilizza la tecnologia degli smartphone e quindi offre un confronto tra utenti in tempo reale. a differenza di altri social media come Groupon e Zynga, per ora Twitter non ha intenzione di quotarsi sul mercato, motivo per il quale è così appetibile per chi dispone di denaro: la scorsa estate, il social network ha raccolto 400 milioni di dollari da investitori privati. un'operazione guidata da Dst global, lo studio di consulenza del miliardario russo Yuri Milner, che ha valutato la società americana 8,4 miliardi di dollari. L'ultimo ad acquistarne una fetta, nel dicembre scorso, è stato il principe saudita Alwaleed bin Talal, che vi ha investito 300 milioni di dollari, aggiudicandosi il controllo del 3 percento delle quote azionarie.
Twitter è infatti molto popolare nel mondo arabo e nel Golfo Persico, grazie al successo della rivoluzione iraniana del 2009 quando è stato usato quale strumento principale di comunicazione tra i manifestanti. La stessa cosa era successa nel 2009 in Moldova: quando il governo bloccò il sistema degli sms dei telefoni, la gente ricorse ai "tweet" per far circolare le notizie e più di 20mila giovani scesero in piazza. È chiaro che chi investe in quest'impresa, come il principe saudita, lo fa anche tenendo in mente che chi controlla i media controlla il mondo: e Twitter fa sicuramente parte dell'informazione del futuro.

 

Loretta Napoleoni, economista e saggista, collabora con Bbc, Cnn, El Pais, Le Monde e The Guardian. Il suo sito: lorettanapoleoni.com.

Eventi
Rubriche