Tutti ormai s’interessano di economia: se ne parla in autobus, in fila agli sportelli della posta, persino allo stadio, nell’intervallo delle partite di calcio. Quando c’è crisi, l’economia entra con prepotenza nel quotidiano. Non si tratta però di un fenomeno sporadico, o meglio congiunturale, piuttosto di una semplice presa di coscienza. Siamo infatti noi, consumatori e cittadini, che con le nostre azioni quotidiane creiamo l’economia. Andare al lavoro, riempire il serbatoio del motorino, fare shopping, persino guardare la televisione è un’azione economica. E se è vero che l’economia siamo noi, anche la crisi attuale è in qualche modo da mettere in relazione con il nostro comportamento.
Da vent’anni viviamo al di sopra delle nostre possibilità, dando per scontato che l’anarchia economica e finanziaria che regola il nostro mondo ci renda più liberi e più ricchi. C’è però una bella differenza tra un mercato libero, dove la concorrenza è sana, e uno invece che si regge su quella sleale. Concorrenza leale è sinonimo di comportamento etico, altrimenti l’economia diventa controproducente: ne parla a lungo Adam Smith, padre fondatore dell’economia moderna, nel suo classico “La ricchezza delle nazioni”, pubblicato per la prima volta nel 1776. Quando il mercato cade in mano a un gruppo ristretto di produttori o consumatori, lo Stato deve intervenire per evitare che questi lo manipolino. E intervenire non significa fare i condoni edilizi o tributari ogni cinque o sei anni, ma punire chi non rispetta le regole. Nelle nazioni scandinave, dove il livello di etica negli affari è superiore a quello dei Paesi mediterranei, nessuno costruisce nei parchi nazionali perché lo Stato arriva con le sue ruspe e butta giù tutto.
L’economia non è diversa da una partita di calcio: senza l’arbitro è infatti difficile rilevare tutti i falli, è però vero che sta ai giocatori competere onestamente. Invece noi, troppe volte, cerchiamo delle scorciatoie: pensiamo alla nostra negligenza nella gestione dei rifiuti o all’evasione fiscale. Ancora più spesso ci lasciamo sedurre da modelli sbagliati: uomini e donne ricchi e senza scrupoli celebrati nei rotocalchi e in tivù. Viene subito in mente Gordon Gekko, il finanziere spietato e disonesto impersonato da Michael Douglas nel film “Wall Street” di Oliver Stone (1987). Ebbene è proprio grazie a persone così che ci troviamo in una crisi economica e finanziaria che rischia di far saltare la moneta europea, facendoci retrocedere di almeno un ventennio.










OKNOtizie
Segnalo
Diggita
Delicious
Facebook