Loretta Napoleoni
Gli avidi di wall street
Chi sono i responsabili della crisi alimentare globale e dell'aumento dei prezzi delle derrate alimentari? Non le carestie, ma chi i scambia futures e specula sulle previsioni del prezzo.

I granai sono pieni ma i prezzi degli alimentari continuano a salire. Com'è possibile? Nel dicembre 2010, il Food price index, elaborato dalla Fao per indicare l'andamento dei prezzi nelle principali borse di un paniere di 55 derrate alimentari, ha toccato quota 214,7. In aumento rispetto al picco di 213,5 registrato nel giugno 2008.
Più alto è l'indice, maggiore è il prezzo dei beni essenziali. Chi sopravvive con due dollari al giorno non muore ancora di fame soltanto perché il prezzo del riso, alimento centrale per la dieta di tre miliardi di persone nel mondo, è rimasto stabile. All'origine di questi squilibri c'è il comportamento dei gestori della ricchezza monetaria mondiale, che compiono speculazioni con le derrate alimentari.

Per capire che cosa stia accadendo dobbiamo partire dai "mercati a termine". Sono nati per proteggere produttori, intermediari agricoli e consumatori dalle fluttuazioni dei prezzi dovute a eventi eccezionali, quali la carestia, e da fenomeni imprevedibili durante il periodo di tempo che intercorre tra la semina e la vendita del raccolto, quali l'aumento del tasso d'interesse o di cambio.
Il mercato a termine più grande è quello di Chicago. Che cosa avviene lì e in altri mercati? Ci si scambia futures, ossia contratti in cui compratore e venditore stabiliscono il prezzo di una merce a una data futura. Il problema è che più alta è la domanda di futures, più alto è il loro prezzo, come avviene per un qualsiasi titolo di Borsa.

Ci sono poi eventi che attirano gli investitori. Nell'estate del 2010 le campagne in Russia sono state devastate da numerosi incendi. I mercati finanziari hanno predetto uno squilibrio tra domanda e offerta di grano, cereali russi, attirando ingenti quantità di denaro. Nel mondo globalizzato, gli agricoltori basano i loro prezzi sui valori dei futures e molti non vendono i prodotti perché vogliono spuntare prezzi più alti. Nel dicembre 2010 in Spagna i granai erano stracolmi, ma nessuno voleva vendere perché le previsioni di Chicago erano per un'impennata dei prezzi a gennaio.

Come nel 2008, anche questa è una crisi prodotta dall'avidità di Wall street. L'offerta di derrate alimentari è di gran lunga superiore a quanto si creda. La soluzione ci sarebbe: limitare l'accesso ai futures a chi produce e commercia materie prime, lasciando fuori gli speculatori. Una proposta avanzata dalla Commodities futures trading commission (Cftc), che regola le transazioni della Borsa di Chicago, finora rimasta inascoltata.

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