Loretta Napoleoni
Misure anti gigantismo
Più di vent'anni fa, il libro "Small is beautiful" di Fritz Schumacher anticipava le cause della crisi finanziaria.

Rileggendo il capolavoro di Fritz Schumacher, "Small is beautiful" (Piccolo è bello, edito da Mondadori), ci si accorge che molte delle previsioni negative che l'autore, nel 1973, fa sul futuro del capitalismo si sono avverate. Una in particolare mi ha colpito, la tendenza dell'economia e della finanza al gigantismo. Non a caso, uno dei motivi per cui il libro è stato scritto è proprio il desiderio di contrastarla. Vent'anni prima dello scoppio della crisi del credito, Schumacher metteva in guardia contro i pericoli dei grandi conglomerati finanziari, e questo avveniva almeno dieci anni prima che comparissero sui mercati.

City Bank, che intorno al 2006 possedeva il numero più alto di sportelli al mondo, è crollata come un gigante dai piedi d'argilla e senza l'intervento dello Stato non esisterebbe più. Il gigantismo è figlio del marketing industriale, è cioè la volontà di allargare all'infinito i propri mercati. Un fenomeno che ha portato le società più agguerrite a "ingoiare" quelle meno combattive. La nascita delle multinazionali, in questa lettura, è anch'essa dovuta al desiderio di raggiungere dimensioni sempre maggiori. Un esempio? Cargill, la multinazionale che oggi giorno controlla quasi il 50 per cento del commercio di soft commodities, cioè grano, riso, mais e altri prodotti di vitale importanza per la sopravvivenza della popolazione del pianeta. E ne rifornisce le aziende alimentari.

Ma il gigantismo influenza anche la gestione dei portafogli finanziari: l'alta "volatilità" che da mesi caratterizza il mercato dei cambi è infatti legata al movimento di ingenti masse di denaro da una moneta all'altra. I pericoli li conosciamo bene, ce li ha elencati Schumacher. La pratica del carry trade è tornata di moda: ci si indebita nella moneta con il tasso d'interesse più basso per poi dare i soldi in prestito nella moneta con quello più alto. L'Islanda è andata in bancarotta a causa del carry trade. Ma mentre prima del 2008 lo si faceva con lo yen e s'investiva nel settore immobiliare, oggi ci si indebita in dollari e si specula sul mercato dei cambi. Le monete più gettonate sono il dollaro australiano e quello canadese la cui volatilità è massima. Siamo tornati all'azzardo puro. Il franco svizzero non è immune da questa speculazione, lo si compra per compensare il rischio valutario delle monete volatili, visto è solido come una roccia. La rilettura di "Small is beautiful" ci può dunque aiutare a capire dove le falle del sistema finanziario sono ancora aperte, ma ci mette anche in guardia sui pericoli futuri, qualora non venissero riparate.

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