Secondo l'Organizzazione mondiale della salute rischiamo di diventare vittime di un nuovo tipo di epidemie. Si tratta di malattie non contagiose che, però, si stanno diffondendo con la stessa rapidità di un virus: l'obesità e il diabete di tipo B che si presenta dopo la pubertà ed è causato da una prolungata alimentazione ipercalorica. In un pianeta dove almeno un miliardo di persone soffre la fame, capita dunque che la gente si ammali perché ingerisce troppe calorie.
L'allarme obesità ha suscitato, tra gli altri, anche l'interesse della Nestlé, che sta studiando nuove formule per ridurre le calorie contenute nel latte in polvere. Da anni, infatti, assistiamo a un fenomeno sconcertante: bambini di appena 6 mesi già obesi. Il motivo? Alcuni tipi di latte contengono il 43 per cento di sciroppo di mais e il 10 per cento di zucchero. Più che di latte, si tratta di frullati ipercalorici che fanno sviluppare nel neonato una sorta di dipendenza dagli zuccheri. Analisi di laboratorio condotte da Robert Lustig, pediatra all'istituto di endocrinologia dell'università della California, mostrano che le calorie contenute in un biberon sono pari a quelle di una lattina di Budweiser o di Coca Cola.
Negli ultimi vent'anni il contenuto calorico di gran parte di ciò che mangiamo o beviamo è aumentato. E questo, paradossalmente, è avvenuto proprio grazie alla diffusione di prodotti dietetici. L'industria alimentare ha infatti sostituito i grassi con i carboidrati, che nell'organismo diventano zuccheri, e con gli zuccheri, tra i quali primeggia lo sciroppo di mais ricco di fruttosio. E dato che questo prodotto costa molto meno dello zucchero normale, i costi di produzione sono scesi.
Con questo margine in più di profitti, l'industria alimentare occidentale ha potuto aumentare le dimensioni dei propri prodotti per schiacciare la concorrenza estera. Dalle bottiglie di Coca Cola ai cibi precotti fino ai pacchetti di patatine fritte, il cosiddetto junk-food è diventato il prodotto più a buon mercato.
Sconvolge constatare come anche i poveri si ammalino di diabete di tipo B perché la loro dieta comprende molti junk-food. Un pasto da McDonald's o una margherita da Pizza Hut costano una frazione di un pasto meno calorico a base di cibi freschi. E questo è vero nel Nord come nel Sud del mondo. Inoltre, la vita è sempre più sedentaria e le conseguenze sono ancora più dannose.
A chiudere il circolo vizioso troviamo le società farmaceutiche che vendono medicine che abbassano il colesterolo o alleviano i sintomi del diabete di tipo B. Un consiglio: torniamo a mangiare i cibi dei nostri nonni.
Testo di Loretta Napoleoni










OKNOtizie
Segnalo
Diggita
Delicious
Facebook