L'economia gioca un ruolo di primo piano nei Paesi colpiti dai terremoti. Prendiamo i casi di Cile e Haiti. Il sisma in Cile è stato 500 volte più potente di quello di Haiti, ma i morti sono una frazione di quelli nell'isola caraibica. Da almeno cinquant'anni in Cile si è investito molto in costruzioni antisismiche e questa strategia ha dato i suoi frutti. Ma per farlo ci vuole un'economia in grado di sostenere i costi più alti. Anche la ricostruzione dipende dalla situazione economica. Mentre Haiti è tra i paesi più poveri del mondo, il Cile è la 46ma nazione più ricca del pianeta. Haiti dipende totalmente dagli aiuti stranieri, mentre il Cile ha abbastanza muscoli finanziari per rimettersi in piedi da solo.
Secondo i dati di Equecat, una società specializzata nel rischio relativo ai disastri naturali di cui si servono le compagnie di assicurazioni, la ricostruzione cilena costerà 30 miliardi di dollari, pari a circa il 15 per cento della produzione nazionale annua del Paese. Uno sforzo notevole, che però la nazione affronta con un'economia solida, che nei prossimi anni dovrebbe crescere del 5 per cento annuo. E questo spiegherebbe perché nei giorni del sisma, gli indici di borsa non sono crollati.
La formula economica di questo Paese è interessante. Affianca al libero mercato una politica della spesa pubblica molto prudente. Invece di sperperare i proventi dell'industria del rame, la terza al mondo per grandezza, il governo li ha accumulati nei suoi forzieri. Ecco spiegato perché ha il più basso rapporto tra debito pubblico e produzione nazionale dell'America Latina. Allo stesso tempo l'inflazione è ferma all'1,5 per cento e il tasso d'interesse è allo 0,5 per cento.
Date queste circostanze, il Cile ha un rating del credito molto basso, è quindi facile e poco costoso per il Paese indebitarsi sui mercati internazionali per poter finanziare la ricostruzione. C'è poi un altro elemento importante: i danni minimi subìti dall'industria del rame che ha ripreso a funzionare a pochi giorni dal terremoto. Nel 2010 è previsto un aumento del prezzo mondiale di questo metallo. Un fenomeno che aiuterà la ricostruzione cilena. L'unico problema vero all'orizzonte è l'alto tasso di disoccupazione che prima del terremoto era già al 9,7 per cento.
Haiti non ha certo le stesse possibilità. La speranza è che, con gli aiuti internazionali, possa modernizzarsi e creare un'economia virtuosa che affranchi la popolazione dalla povertà assoluta in cui si trova. Se ciò avvenisse, sarebbe una grande vittoria.











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