Loretta Napoleoni
L'eredità di Rapa Nui
Gli abitanti dell'Isola di Pasqua ne distrussero l'ecosistema per erigere le statue "moai" e morirono, letteralmente, di fame. La loro storia, sottolinea Loretta Napoleoni, ci sia da monito.

Al vertice sul clima di Copenhagen del dicembre 2009, ha preso forma la nuova Guerra fredda. Nella capitale danese abbiamo assistito alla creazione di due blocchi, simili alla dicotomia tra quello comunista e il mondo libero. Il casus belli è il surriscaldamento della Terra, ma le cause vere sono ben altre. 
A disegnare la linea di demarcazione della nuova frontiera politica è la rivalità tra Paesi ricchi e meno ricchi. Il Sud del mondo, con la Cina in testa, ha finalmente la forza di sfidare le potenze industrializzate. La storia confermerà che l’evento decisivo è da ricercare nella crisi del credito e nella recessione. Anche se l’Occidente ha evitato una seconda Grande depressione, il fallimento di un sistema economico considerato per due decenni un meccanismo perfetto, ha messo a nudo la debolezza di un Occidente non più in grado di “guidare” il mondo. Per Africa, Sudamerica e Asia il traguardo da raggiungere non è emulare il modello economico americano o europeo. La corsa verso l’industrializzazione assumerà quindi aspetti nuovi, perché replicare ciò che hanno fatto i Paesi ricchi produrrebbe ingiustizie e crisi economiche prima ancora della distruzione del pianeta. Ma sempre di corsa si tratta.
Lo scontro vero avverrà sul mercato delle materie prime. Le conseguenze di questa guerra saranno disastrose. Tutti ne sono consapevoli. Eppure i due blocchi sono talmente consumati dalla nuova rivalità da ignorare questo scenario.
Non è la prima volta che la scelleratezza dell’uomo porta alla catastrofe. Che ci sia di monito la storia dell’Isola di Pasqua (per i nativi, Rapa Nui), Cile.
Colonizzata nel 900 d.C. dai polinesiani, l’isola è un paradiso naturale nel mezzo dell’Oceano Pacifico. Qui nasce una civiltà che si autodistrugge intorno al 1300. I simboli di questo sfacelo sono ancora visibili: si tratta dei moai, imponenti statue di pietra disseminate nell’isola. A erigerle, due fazioni rivali.
Per costruire le statue, gli abitanti abbattono tutti gli alberi di Rapa Nui, distruggendone l’ecosistema. Ciò porta alla catastrofe economica e sociale. I tronchi infatti servono per trascinare le statue e per alimentare le fornaci delle miniere da dove si estrae la roccia con cui vengono fabbricate. Ma la deforestazione è necessaria anche per espandere l’agricoltura e poter così sfamare l’esercito di operai impiegati nella realizzazione.
Senza più il legno per le barche, la popolazione dell’isola di Pasqua si ritrova isolata e muore letteralmente di fame: per sopravvivere pratica il cannibalismo. Basta poco per riprodurre tragedie come questa.

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