Il barometro socio-economico di Londra non è la City, il cuore finanziario della città, ma King’s Road, l’elegante strada che taglia come una torta il quartiere di Chelsea. È qui che fino a poco tempo fa risiedeva il maggior numero di miliardari al mondo e dove negli anni ’60 nasceva la swinging London, quella delle minigonne, dei mangiadischi colorati, dei Beatles e dei Rolling Stones.
King’s Road è oggi lo specchio di una metropoli decimata dalla peggior crisi economica del Dopoguerra. Saracinesche chiuse si alternano a vetrine dove la scritta più frequente è “saldo”. Bar semivuoti offrono cappuccini personalizzati che nessuno beve più; discoteche afone licenziano i bouncers, omoni che durante gli anni ruggenti della globalizzazione ne sceglievano tra la folla i fortunati frequentatori. Palestre, cinema e ristoranti chiudono i battenti, incapaci di pagare gli affitti perchè la clientela scarseggia. Nei primi tre mesi dell’anno la spesa delle famiglie per i consumi è scesa dell’1,2 per cento.
La crisi non risparmia neppure la vecchia Inghilterra, quella della caccia alla volpe e dei pic-nic sui prati. Poco lontano da Sloane Square, il parcheggio sotterraneo dei grandi magazzini “Marks & Spencer” è vuoto: qui, fino a pochi mesi fa, la sera c’era la fila delle macchine sportive con al volante i giovani rampanti della City. Andavano a comprare pasti gourmet precotti e bottiglie d’annata. Adesso hanno tempo di fare la spesa e cucinare, un’attività annoverata tra i pochi aspetti positivi della disoccupazione finanziaria.
I primi a fare le valigie sono stati i manager e i funzionari delle banche: 300mila i licenziati della City alla fine di marzo, una cifra cresciuta ulteriormente negli ultimi mesi. Ma si tratta solo di una frazione dei 3 milioni che hanno perso il lavoro. “La recessione evidenzia la dipendenza cronica di Londra dalla bolla finanziaria della globalizzazione”, spiega l’ex banchiere Grant Woods. “Una volta scoppiata ha travolto tutti i settori e tutte le razze: dai grandi chef e parrucchieri di grido alle lavanderie gestite dai pachistani nei quartieri a Est della City”.
Il Pil britannico è sceso del 4,1 per cento rispetto all’anno precedente, la maggiore contrazione dalla crisi petrolifera del 1979. La disoccupazione, con punte che toccano il 12 per cento, aleggia come uno spauracchio su tutta la città. E nelle periferie la violenza delle bande di adolescenti è incontrollabile: sono 43 i giovani accoltellati negli ultimi 12 mesi. London’s burning (Londra sta bruciando) cantavano i Clash, il gruppo punk degli anni ’80, per descrivere la crisi finanziaria di allora. Una canzone ancora attuale.











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