A un anno dallo scoppio della crisi l’impatto della recessione altera i bilanci delle famiglie e le costringe a modificare il proprio livello di vita. Un processo che varia da Paese a Paese, a seconda dell’impatto della recessione sull’economia nazionale. Per capire, mettiamo a confronto una famiglia cinese e una spagnola.
Gli iberici si trovano nella situazione peggiore. La Spagna nell’ultimo decennio ha abbracciato il modello neo-liberista, artefice di una crescita fittizia che ha provocato una bolla immobiliare ulteriormente gonfiata dal boom del turismo di massa. È quindi facile intuire perché il tasso di disoccupazione stia per superare il 20 per cento, cifra da Grande depressione. E i nuovi disoccupati sono costretti a farsi mantenere: i più giovani tornano infatti a vivere nella famiglia d’origine e le coppie vengono aiutate economicamente dai genitori. Questo processo impoverisce la popolazione e allo stesso tempo erode le riserve di risparmio delle famiglie, causando la caduta del livello di benessere.
Dall’altra parte del mondo, in Cina, la crisi è diventata invece fonte di grandi opportunità. La famiglia media cinese non si è neppure resa conto della recessione, durata per altro poco, e oggi vive meglio di uno o due anni fa perché ha più denaro a disposizione. Il pacchetto di provvedimenti lanciato dal Governo all’indomani del crollo della banca d’affari Lehman Brothers ha sostenuto la domanda interna che è riuscita a compensare la caduta di quella estera. Lo Stato ha aperto linee di credito a tassi molto vantaggiosi per chi viveva in campagna e voleva acquistare beni di consumo durevoli, dalle lavatrici ai televisori al plasma.
La disoccupazione, rimasta bassa, è aumentata nel 2007 e in parte nel 2008 soprattutto tra i lavoratori migranti interni, che lasciano le zone rurali per trasferirsi nelle aree industriali del Sud e in quelle a ridosso di Pechino e Shanghai, a causa della delocalizzazione delle imprese straniere a seguito della nuova legislazione del lavoro che protegge i lavoratori dallo sfruttamento. Lo Stato è tuttavia riuscito ad assorbire gran parte di questa manodopera impiegandola in lavori pubblici di ogni tipo, dalla pulizia delle facciate dei palazzi alla costruzione della moderna rete ferroviaria.
Due realtà diverse che ci ricordano quanto sia importante la protezione dello Stato dagli abusi di ogni tipo, non solo quelli finanziari.











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