Loretta Napoleoni
La fabbrica del mondo
La Cina ha festeggiato il 60mo compleanno. Loretta Napoleoni ci spiega perchè i cinesi, a differenza degli occidentali, non sono stati sfiorati dalla crisi.

Il primo ottobre la Repubblica popolare cinese ha compiuto 60 anni. E le celebrazioni si sono svolte in grande pompa. A differenza di noi occidentali, i cinesi hanno motivo di essere contenti. La crisi del credito li ha appena sfiorati. Il Pil ha subito una flessione nell’ultimo trimestre del 2008, per poi riprendere a crescere a ritmi solo leggermente inferiori a quelli del passato. La contrazione della domanda globale, dunque, non ha portato al crollo dell’economia cinese, come tanti avevano predetto. E questo per una serie di motivi. Vediamone i più significativi.
Lo scorso anno il governo ha lanciato un piano di aiuti massiccio, molto simile al New Deal americano degli anni Trenta, che ha gonfiato la domanda interna. Pechino ha poi usato le banche per pompare liquidità nel settore dell’economia reale. Mentre in occidente, negli ultimi 12 mesi, si verificava una contrazione del credito, in Cina è successo l’esatto contrario.
Gli economisti occidentali hanno sbagliato le previsioni perché non si sono resi conto che l’esportazione ha un peso minore che in passato sull’economia cinese. Negli ultimi 10 anni la struttura industriale è cambiata e in Cina si fa sempre più assemblaggio di pezzi prodotti nei Paesi del Sud Est asiatico, dove il costo del lavoro è ormai più basso che nella “Terra di mezzo”. Così il contributo cinese al valore aggiunto del cosidetto Made in China è oggi pari ad appena il 30 per cento, il che spiega perché la recessione è stata molto più dura nel Sud Est asiatico.
Ma il successo di questo straordinario Paese va misurato nel lungo periodo, dalla nascita della Repubblica popolare cinese. Ed è bene far raccontare questa storia ai numeri. Negli ultimi 60 anni la popolazione è passata da 542 milioni a un miliardo e 300 milioni; l’età media è salita da 35 a 73 anni; il Pil pro capite è cresciuto da 51 a 2.770 dollari; le riserve bancarie da quasi zero a 2mila miliardi di dollari (ormai le più alte al mondo); gli studenti universitari da 117mila a 20 milioni, la mortalità per parto da 1.500 ogni 100mila nascite a 34. Molti studiosi sono certi che questo continuo benessere e crescita economica siano l’anticamera della democrazia.
Mentre la Cina celebra le sue conquiste, in Occidente la recessione non smette di mietere le sue vittime, nonostante politici e banche centrali ci rassicurino che la crisi è finita, che abbiamo toccato il fondo e che l’economia sta riprendendo a crescere. Le ultime proiezioni parlano di 50 milioni di disoccupati in Europa entro la fine dell’anno.

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