Ulderico Pesce
Morire di nuvole
Una mattina di gennaio del 1996 un ciclista arriva col fiatone sul lago di Vico. Si accorge di essere entrato in una nuvoletta misteriosa, cade a terra svenuto e muore. Lo ha ucciso l'iprite, è l'ultimo caduto della Seconda guerra mondiale.

Una mattina di gennaio del 1996 un ciclista arriva col fiatone sul lago di Vico, nei pressi di Ronciglione (Viterbo), dove c'è un'oasi straordinaria. È una bella giornata e pedalando ammira la bellezza della natura circondato da faggi, lecci e olmi monumentali. Si accorge però di essere entrato in una piccola nuvola misteriosa. È un attimo e cade a terra svenuto.
Arrivano i soccorritori: alcuni perdono i sensi, altri accusano gravi problemi alla gola. Il povero ciclista, ricoverato in ospedale, dopo qualche giorno muore, mentre i suoi soccorritori ce la fanno. Il referto medico parla di intossicazione da iprite.

L'iprite è un composto chimico che divora la pelle e uccide le sue vittime togliendo loro il respiro: veniva usato nelle bombe preparate dal regime fascista durante la Seconda guerra mondiale. Una bomba all'iprite è eterna, riesce a conservarsi nel fondo del mare, sottoterra, ovunque. Se l'involucro dell'ordigno si buca, la sostanza può uccidere chi si trova nel suo raggio d'azione.

Ma che cosa ci fa l'iprite sulle sponde del lago di Vico? Scattano le indagini, ma nessuno trova una spiegazione. Dopo anni in cui ha trionfato il segreto di Stato, il generale (ed ex ministro della Difesa) Domenico Corcione ha svelato il mistero. Il piano varato da Mussolini prevedeva la costruzione di 46 impianti per produrre 30mila tonnellate di gas ogni anno. Tra quelli utilizzati a scopi bellici c'è anche l'iprite: ne basta un milionesimo di grammo per trasformare una stanza in una camera a gas.

Nel sottosuolo d'Italia si nascondono ancora oggi laboratori che il governo italiano (con il beneplacito degli Usa, ndr) non ha mai chiuso né tanto meno bonificato perché le armi sarebbero potute tornare utili. Vicino al lago di Vico, nelle sue viscere, si nasconde quindi la base militare italiana più segreta. Da quei sotterranei si è liberata la nuvola di iprite che ha ucciso il ciclista.
Oltre che a Ronciglione, ci sono depositi di armi chimiche alla periferia di Civitavecchia, alle porte di Foligno, a Scanzano Belfiore, a Grosseto, a Gricignano di Aversa e sotto il monte Littu di Ozieri in Sardegna. Non ci resta che ricordare il quindicesimo anniversario della scomparsa del ciclista, l'ultimo caduto della Seconda guerra mondiale.

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