Ulderico Pesce
La bombola padana
Dal 2013, un enorme giacimento sotterraneo in provincia di Cremona verrà stipato con un miliardo e 200 milioni di metri cubi di gas. Con gravi rischi per la sicurezza degli abitanti.

Siamo in Val Padana. Bordolano è un paese di neanche 600 abitanti in provincia di Cremona. Nelle sue viscere e in quelle di tutta l'area circostante per 40 anni c'è stato un enorme giacimento di gas naturale (12 km quadrati di superficie) che negli anni Novanta si è esaurito. Nel 1953 un pozzo di questo giacimento subì un incendio visibile a 80 km di distanza e ci volle più di un mese per spegnerlo; c'era addirittura un'agenzia viaggi di Brescia che organizzava ogni sera un pullman per portare la gente a vederlo. I danni ambientali furono ingenti. Oggi sotto Bordolano, nelle viscere di un'area che interessa 16 comuni tra le province di Cremona e Brescia (130 km quadrati abitati da circa 55mila persone), rimane una cavità enorme che si estende fino a 1.600 metri di profondità. Un deposito di stoccaggio naturale, pronto per essere di nuovo sfruttato.

La società Stogit-Eni ha infatti cominciato i lavori per riempire quell'enorme "fossa" con gas estratto da altri giacimenti. A partire dal 2013, i due pozzi preesistenti e altri sette di nuova realizzazione saranno riempiti ogni estate da un miliardo e 200milioni di metri cubi di gas metano e da 3mila tonnellate di metanolo, per essere poi svuotati durante l'inverno per le esigenze energetiche della popolazione.

A Bordolano nascerebbe così la Centrale di compressione di questo gas, dotata di quattro treni di motocompressori a turbogas che servirebbero a riempire i serbatoi sotterranei. Tutto, progetto alla mano, a circa 200 metri dalle prime case del paese.
Molti cittadini sono già in allarme perché preoccupati dalla mancanza di un piano di "emergenza esterno". Alcuni di loro dicono che mancherebbero addirittura le autorizzazioni dei Vigili del fuoco, e sottolineano la pericolosità per quanti andrebbero a lavorare in un impianto di questo genere, oltre che per la popolazione che vive nell'area.

Ad oggi, mi dice Ezio Corradi, tra i più attivi "ribelli" della zona, "manca qualsiasi tipo di informazione ai cittadini". E pensare che la Regione Lombardia ha inserito il comune di Bordolano tra le aree "a rischio di incidente rilevante" secondo la direttiva europea n. 82 del 1996, nota come "legge Seveso". Un nome che rievoca una delle più gravi stragi annunciate della storia italiana, della cui memoria dovremmo tutti fare tesoro.

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