Il primo giugno 2002, durante un discorso ai cadetti dell'accademia militare di West Point, il presidente Usa George W. Bush dichiarava al mondo: "Da ora in avanti la politica strategica degli Stati Uniti prevederà iniziative preventive. Le nostre forze armate devono essere pronte a colpire preventivamente in ogni angolo del mondo. L'unico modello di progresso umano è quello statunitense". A queste parole seguì, nel marzo 2003, l'attacco militare all'Iraq di Saddam Hussein. I servizi segreti americani fecero credere al mondo che Saddam stava preparando un attacco biologico e chimico, ma le cosiddette "armi di distruzione di massa" non sono mai state trovate. Allora, qual era la verità?
Nel 2000 l'Iraq decise, nello stupore generale, di adottare l'euro come moneta con cui regolare le sue forniture petrolifere. Il rischio di un "effetto domino" che avrebbe portato intere aree economiche sotto l'orbita dell'euro facendo perdere centralità al dollaro americano era da evitare con ogni mezzo. I fatti successivi parlano da soli: bambini e donne uccise, territori saccheggiati dai predatori americani. Ma andiamo all'Iran.
Gli Stati Uniti ancora una volta minacciano guerre preventive contro la "Repubblica Islamica" che si starebbe dotando di centrali atomiche. Ma la verità è un'altra, ancora una volta. Nel corso del 2005 il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, annuncio l'intenzione di creare una Borsa iraniana con sede sull'isola di Kish, nel Golfo Persico, che avrebbe trattato prodotti petrolchimici in euro e non più in dollari. Un progetto preoccupante per Washington, perché il fatto che oggi il petrolio venga venduto in dollari in sole due Borse, l'Ipe di Londra e il Nymex di New York, garantisce agli Stati Uniti la possibilità di finanziare gran parte del proprio ingente passivo. Sono passati cinque anni e la Borsa iraniana in euro è rimasta sulla carta: se venisse realizzata ne uscirebbe ridimensionato lo strapotere del dollaro e potrebbe trascinare il sistema economico statunitense in una crisi epocale. Cosa dobbiamo aspettarci? Un'altra guerra preventiva?










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