Mancava meno di un mese al loro matrimonio e, finalmente, Pina e Carmine si sarebbero sposati. Quel pomeriggio si erano dati appuntamento sul ponte di Calopinace, nel cuore di Reggio Calabria: dovevano comprare un pappagallino per la loro nuova casa. Arrivata all'appuntamento, un po' in ritardo, Pina aveva trova solo una gran confusione e persone che correvano da tutte le parti. "Chi succidiu? Addomannavo a la gente", ricorda. "Hanno acciso a nu giovane sop a lu ponte". "Le gamme -racconta- me le cominciai a sentire pesanti e camminavo che cominciavo a non sentire più nenti e pensavo a Carmine e arrivai sul ponte e mi avvicinai al punto dove stavano tutti e lo vidi steso a terra morto".
Era il 17 settembre del 1971, Carmine Jaconis, barista di 25 anni, moriva così: fu l'ultima delle vittime della rivolta di Reggio Calabria. Quattordici mesi di scontri e manifestazioni, scoppiati in seguito alla scelta del governo di nominare Catanzaro capoluogo di Regione. Una rivolta contro l'affarismo e la politica degli affari, la mafia nella politica e la politica nella mafia.
Temi di estrema attualità. Per questo ho deciso di portare in giro per l'Italia "Evviva Maria", uno spettacolo sulla più importante rivolta italiana dal dopoguerra a oggi. Ad accompagnarmi la figura di Pina (interpretata da Lara Chiellino), una giovane donna reggina, realmente esistita e ancora in vita, promessa sposa di Carmine Jaconis. La loro storia d'amore viene vissuta sullo sfondo dei "moti di Reggio", strumentalizzati dai fascisti e capeggiati da Junio Valerio Borghese, con un solo obiettivo: impossessarsi dello Stato, come era appena accaduto con il golpe dei militari in Grecia.
Un progetto che cinque giovani anarchici, clienti del bar di Carmine, avevano scoperto. I ragazzi però, strano caso del destino, morirono tutti in un incidente sull'autostrada del Sole il 26 settembre del 1970, mentre andavano a Roma per incontrare il giudice Minasi e consegnargli importanti documenti sul disegno eversivo fascista.
Per la polizia si trattò di un incidente stradale. Eppure, dopo trent'anni, si è scoperto che i cinque sono stati stritolati da due tir guidati da camionisti che lavoravano in una ditta di Junio Valerio Borghese. Ma è ormai tardi per scoprire la verità, troppo tempo è passato e oggi parte determinante della Calabria, del Sud e del Nord Italia sono nelle mani della mafia, della 'ndrangheta e dei poteri forti collegati al sistema politico.











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