Roma sarebbe sommersa dalla spazzatura se non avesse la grande discarica di Malagrotta, periferia Ovest della città. La raccolta differenziata nella capitale, infatti, riguarda solo il 18 per cento dei rifiuti.
Proprietario della discarica è l’imprenditore Manlio Cerroni, che ha avuto le autorizzazioni a estendersi e a svilupparsi dalle Giunte regionali di tutti i colori politici. Nell’impianto ha così costruire anche un gassificatore con il contributo economico del Governo Prodi che, invece di incentivare la raccolta differenziata porta a porta e il riciclo dei rifiuti, ha finanziato, con un’apposita legge, la “Cip 6”, chi vuole incenerire.
Il gassificatore, grazie alla fermentazione dei rifiuti, produce carburante, che viene utilizzato, tra gli altri, da cinque autobus dell’Atac, l’azienda dei trasporti del Comune di Roma. Nella discarica di Malagrotta questi autobus sono di casa: si riforniscono di biogas, sostano durante la notte e hanno pure una fermata, anzi due. Sembra incredibile, ma gli autobus della linea 089, che da via Portuense portano a Casale Lumbroso, percorrono dentro la discarica un paio di chilometri. A Malagrotta nessun passeggero può scendere, eccetto i lavoratori della discarica. Gli altri devono godersi lo spettacolo dei gabbiani che volteggiano sui rifiuti e il tanfo insopportabile. Perché questi privilegio per Cerroni e dipendenti?
Di anno in anno Regione e Comune hanno prorogato il funzionamento della discarica per mancanza di siti alternativi. Ho pertanto deciso di lanciare una petizione per chiedere al Comune di Roma di mettere la parola fine alla farsa di Malagrotta. Potete sottoscriverla sul mio sito, nella sezione “Asso di monnezza”.
Roma non è l’unica città ad avere problemi con la spazzatura. Nel Lazio solo il 12 per cento dei rifiuti è raccolto con la differenziata, e secondo il Rapporto ecomafie 2009 di Legambiente la Regione detiene il quarto posto nella classifica delle più colpite dal traffico illegale di rifiuti. Nelle province di Viterbo e Rieti, per esempio, sono finiti gli scarti degli scavi della linea B1 della metropolitana di Roma e tonnellate di fanghi contaminati da varie parti d’Italia. Il 9 marzo 2009 poi, la magistratura ha sequestrato l’inceneritore di Colleferro (Roma). Secondo gli investigatori, lì si bruciavano rifiuti pericolosi.











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