Il ministero dell’Ambiente italiano, ha spesso avuto nei confronti della tutela del mare un atteggiamento piuttosto “rilassato”. Come dimostra il caso delle circa 50 navi dei veleni affondate nel Mediterraneo.
Nel 1990 sulle coste di Amantea, in provincia di Cosenza, si arena un’imbarcazione: la Jolly Rosso, con un carico di fusti contenenti cesio 137 e mercurio. Vengono prelevati alla meno peggio e abbandonati su una collina lungo il fiume Oliva.
Nel dicembre 1995 il capitano della Marina militare Natale De Grazia, incaricato delle indagini, muore dopo aver bevuto un caffè in un’area di servizio sulla Salerno - Reggio Calabria. Dieci anni dopo, il pentito della ’ndrangheta Francesco Fonti rivela che fu proprio lui ad affondare tre navi piene di veleni lungo le coste di Calabria e Basilicata: a Cetraro (Cs), Maratea (Pz) e a Metaponto (Mt).
Lo scorso settembre, al largo di Cetraro, viene trovato un relitto. Dalle foto e dai video ha le stesse caratteristiche della Cunsky, affondata con i suoi 120 fusti di rifiuti radioattivi. Il ministero dell’Ambiente chiede di fare delle verifiche e affida il compito alla Mare Oceano, peccato sia una nave privata: costa allo Stato 48mila euro al giorno. Il suo armatore è Diego Attanasio, indagato nel processo per corruzione che vede coinvolti David Mills e Silvio Berlusconi. L’avvocato inglese ha infatti sostenuto di aver incassato 600mila dollari non dal Premier, ma dal proprietario della Mare Oceano. Tanti i soldi in circolo, e molti si chiedono ora se l’operazione Cunsky non sia un regalo di Berlusconi ad Attanasio. Intanto la vendita del pesce nelle aree coinvolte è in crisi. E per “fortuna”, la notizia del ritrovamento è arrivata a stagione conclusa.
“Il relitto è il Catania, affondato durante la Prima guerra mondiale, non ha nulla di radioattivo” dice il responso della Mare Oceano, che però non diffonde immagini. Le operazioni di ricerca sono state coordinate dal Reparto ambientale della Marina militare. Perché? In fondo la Marina in questi anni ha fatto poco. Avrei preferito che se ne occupasse la Magistratura. Non dimentichiamolo: il Mediterraneo è vittima di un “disastro ambientale” e dobbiamo ricordarlo anche al Governo affinché dichiari lo stato di emergenza. Vi propongo una petizione (la trovate sul mio sito). Credo ne valga la pena.











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