Ristretti orizzonti
I paladini dei carcerati
I garanti tutelano i diritti dei detenuti e denunciano le criticità degli istituti. Ma in molte città sono ancora un sogno.

Diritti, strana parola per chi sta dietro alle sbarre. Soprattutto in una situazione di cronico e preoccupante sovraffollamento: 68mila detenuti costretti a vivere in spazi pensati per ospitarne circa 45mila (dati aggiornati al 31 dicembre 2010, ndr). Ma quando qualcosa non va anche i reclusi hanno il diritto di denunciare il degrado in cui sono costretti a vivere, i trasferimenti improvvisi che obbligano a interrompere percorsi di studio e formazione lavorativa, la carenza o la scarsa qualità del vitto.

Vigilare su quanto accade nelle carceri e sul rispetto dei diritti dei detenuti è il compito affidato ai 27 Garanti comunali e provinciali dei diritti delle persone private della libertà. Cui se ne aggiungono altri cinque che operano su base regionale nelle Marche, nel Lazio, in Campania, in Sicilia e in Sardegna (istituito il 2 febbraio). Da Nord a Sud, però, la situazione non è omogenea: alcune sedi sono vacanti, ad esempio quella di Milano, e nella maggior parte dei comuni italiani questa figura non è mai stata istituita.

Per questo motivo il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, ha inviato, in qualità di presidente dell'Associazione nazionale comuni italiani, una lettera ai suoi omologhi per sollecitare "l'istituzione del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale anche nel tuo territorio, prevedendo altresì l'inserimento di tale figura nello Statuto al fine di rafforzare il raccordo tra il sistema carcerario e il Comune".
I Garanti ricevono segnalazioni sul mancato rispetto della normativa penitenziaria, sui diritti dei detenuti violati o parzialmente attuati "e possono rivolgersi alle autorità competenti per chiedere chiarimenti o spiegazioni, sollecitando ogni adempimento e azione necessaria", sottolinea Chiamparino.

Altrettanto chiara e pressante la richiesta avanzata da Vittorio Borraccetti, magistrato e membro del Consiglio superiore della magistratura, che sottolinea come il ruolo del Garante sia quello di "operare per tenere desta l'attenzione della società su questi temi". Il Garante, puntualizza il magistrato, "rappresenta una figura che può agire, anche in ambito locale, per dare risposte alle esigenze di dignità e di reinserimento sociale dei detenuti". Ma soprattutto non è "dentro le istituzioni" e quindi può godere di una maggiore libertà di critica rispetto alle condizioni concrete in cui si trovano le persone che stanno scontando una condanna in carcere.

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