Ristretti orizzonti
Il diritto di essere dimenticati
La rete conserva per anni la memoria dei reati commessi. Ma anche chi ha sbagliato può voltare pagina.

Tutto ha avuto inizio con la lettera inviata lo scorso ottobre da un detenuto albanese al Corriere della Sera e al Garante per la protezione dei dati personali: "Sono in carcere da circa 14 anni, perché, quando ne avevo 21 ho sequestrato, con altre due persone, una giovane donna. Il sequestro si è concluso in due giorni, senza altre forme di violenza perché, per fortuna, non avevamo armi".

Oggi F. ha 35 anni e ha messo a frutto gli anni trascorsi in carcere e tutte le sue energie per diventare un'altra persona, per ricostruirsi una vita. Ha ripreso a studiare (impresa tutt'altro che semplice, per chi si trova dietro le sbarre) e tre anni fa si è laureato in Scienze politiche con 110 e lode. Da poco ha completato il ciclo di studi con la laurea specialistica. "I miei interessi per la scrittura e lo studio mi hanno permesso di farmi molti amici tra docenti, studenti, volontari e giornalisti con i quali condivido un progetto di crescita importante per la mia vita -ha scritto F. al direttore del quotidiano milanese-. Ma quando si digita il mio nome in qualche motore di ricerca, tra le varie pagine web che mi riguardano, appaiono sempre anche tre articoli collocati nell'archivio storico del Corriere che mi descrivono come un feroce criminale".

F. sottolinea lo sforzo fatto per "chiudere con un passato in cui non mi riconosco più, per ricostruirmi una vita nel rispetto delle regole della società civile. Mi fa male -conclude- vedere come il mio nome, anche a distanza di moltissimi anni, continui a essere legato al mio reato". L'ufficio del Garante della privacy ha risposto in meno di un mese, evidenziando che "quando si pone un problema di diritto all'oblio, per il tempo trascorso e per le caratteristiche delle persone in questione, non trattandosi di personaggi pubblici" si può fare in modo di non rendere accessibile ai motori di ricerca i dati personali contenuti in determinati articoli.

Per una volta, un "delinquente" ha avuto restituita un po' della sua dignità: il Corriere della Sera ha infatti accettato di rendere meno visibili gli articoli di cronaca nera di 14 anni fa. Attraverso la compilazione di un apposito modulo, il quotidiano di via Solferino ha dato istruzioni a tutti i motori di ricerca per rimuovere definitivamente tutti gli articoli in questione dai siti esterni al proprio.

 

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