Ristretti orizzonti
Dado non c'è più, ma qualcosa di lui rimane
Con le sue strisce sapeva far ridere e pensa re. È lui, il 136° detenuto morto nel 2010 per cause (definite) naturali.

"Dallo scorso novembre mio figlio chiedeva di fare una risonanza magnetica per cercare di capire la natura del fortissimo mal di schiena che lo tormentava, ma nessuno gli ha mai permesso di fare neanche una visita specialistica. Lo hanno tenuto dentro finché una notte lo hanno trovato paralizzato. Finché era troppo tardi". Questa la denuncia di Vittorio Scialpi, il padre di Graziano, morto lo scorso 14 ottobre, a 48 anni, per un tumore devastante che dai polmoni era arrivato dappertutto. Graziano era "Dado", lo straordinario personaggio di quelle vignette che per anni hanno fatto ridere amaramente, dalle pagine di Ristretti Orizzonti, tante persone che hanno a cuore le condizioni di vita dei carcerati.

E Graziano è anche il 136° detenuto morto nel 2010 per cause che vengono definite "naturali". Ma una persona che ha passato un anno di sofferenze insopportabili senza riuscire ad avere una diagnosi e dei farmaci adeguati è "morto di malattia"? E perché il ricovero è avvenuto solo quando Graziano non muoveva più le gambe e passava notti insonni con la paura di diventare matto dal dolore? La storia di Graziano insegna anche che la medicina, dentro e fuori dal carcere, deve ritrovare umanità e capacità di ascolto. Caratteristiche fondamentali sempre, ma forse ancora di più in prigione, dove le persone rinchiuse, quando stanno male, sono totalmente nelle mani dei medici.

"Conosco bene la sensazione che ti assale quando parli di un problema di salute a un medico convinto che stai simulando e che ti congeda con una battuta, quasi a dirti: Non fare il furbo con me!", racconta Elton Kalica, che con Graziano ha condiviso la galera.

"Provi rabbia per non essere creduto, ma terminata la visita devi ritornare in cella -aggiunge-. Ti rendi conto di essere impotente, di essere talmente piccolo che anche il tuo dolore, anche la tua richiesta di aiuto, spesso rimbalzano contro quel muro di gomma che ha la forma di una persona dal camice bianco. E mentre senti il cancello chiudersi dietro la tua schiena, umiliato ti rassegni alla tua sofferenza e all'indifferenza di tutti. Mi basta pensare questo per affermare che Graziano ha dovuto vivere la peggiore della morti". E conclude: "Spero tanto che questa morte cambi un po' le cose. Vorrei che da oggi in poi ogni medico, invece di pensare che il detenuto che ha di fronte stia simulando, pensasse di avere di fronte Graziano: una persona che ha sofferto più del dovuto, per via di questa maledetta paura della simulazione.

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