Ristretti orizzonti
Libri e libertà
La vita dietro ai banchi può ricominciare a cinquant'anni. Lo sanno bene i detenuti che scommettono ancora sul futuro.

Quali studenti sarebbero disposti a star sui banchi anche di domenica? In questa domanda è racchiuso il senso della scuola in carcere: uno spazio in cui una persona detenuta può "liberarsi" dai condizionamenti e dalle miserie della galera. Può credere che anche a cinquanta o sessant'anni sia possibile cambiare in modo radicale, grazie ai libri e allo studio.

"Quando mi è arrivata la condanna definitiva, che prevedeva un lunghissimo periodo di detenzione, ho deciso di non farmi abbattere da quel colpo -ricorda Milan G., detenuto nel carcere di Padova-, e mi sono chiesto che cosa potevo fare per non sprofondare nell'inerzia e nell'autodistruzione". E  così, alla bella età di sessant'anni, ha deciso di investire sul proprio futuro. "In fondo -spiega- basta un po' di coraggio per crescere culturalmente e migliorare la propria esistenza".

Studiare vuol dire puntare su qualcosa di più duraturo del denaro. Anche se tornare sui banchi non è stato affatto facile, soprattutto a una certa età. Walter Sponga aveva 47 anni quando ha preso questa decisione "e da trenta non entravo in un'aula". Ammette l'iniziale difficoltà e l'imbarazzo nel trovarsi seduto in un banco, di fronte a un insegnante. "Alla mia età mi sembrava ridicolo -dice-. Pensavo: ci manca solo che adesso, se non sto attento, mi manda in castigo all'angolo oppure mi fa scrivere sulla lavagna cento volte che sono un somaro. O peggio, domani vieni accompagnato dai genitori...".

E invece i risultati raggiunti da Walter hanno stupito tutti, lui compreso: "Ho studiato con molto impegno. Dalla prima classe sono passato direttamente alla terza, e quest'anno ho superato l'esame di stato", racconta. Studiare in galera "non è affatto semplice -aggiunge-, ma credo sia importante continuare questo percorso, restando in un carcere come questo, dove il diritto allo studio e alla cultura è garantito a tutti".

Anche Milan ha completato con successo il suo percorso di studi in ragioneria. "Nella mia disgrazia, ho la fortuna di essere in una galera dove la scuola funziona, invece di stare in una di quelle tante carceri in cui ci si abbrutisce rimanendo per venti ore in branda senza fare nulla -conclude Milan-. Qui è sufficiente che uno abbia un po' di buona volontà per poter uscire con un diploma".

Eventi
Rubriche